Giovinezza, giovinezza… ♪

Riprendo una notizia segnalata altrove dall'autore/gestore di Maebashi (uno dei blog più aggiornati di tutta la storia del web!)…
In pratica c'è chi propone di abbassare l'età minima per diventare deputati a 18 anni.
Ok, probabile mossa demagogica. Anche perché finché alle elezioni politiche rimane quella porcata che sono le liste bloccate, cosa vuoi che incida?

Però il principio di base ha senso. O meglio, ha poco senso porre dei paletti a priori in base all'età.
Ribadisco quindi quel che scrissi tempo fa, in altre occasioni.
La riflessione non si dovrebbe limitare all'età dei deputati, andrebbe estesa al diritto di voto attivo e passivo in genere, e proprio tenendo a mente le ragioni per cui sotto una certà età non si vota.
In alcuni paesi europei, almeno per le elezioni amministrative, si può votare già dai sedici anni in su.
Benissimo.
Se fosse possibile, io come minimo abbasserei il diritto di voto attivo a quattordici anni, sia per le elezioni politiche che amministrative.
Di conserva verrebbe
nuovamente tolto di default una volta raggiunta una certa età: settantacinque, ottant'anni o giù di lì.
Perché? Il ragionamento è il seguente: i minori di diciotto anni non possono votare in quanto (ritenuti) non sufficientemente addotti delle cose del Mondo, volubili e influenzabili dagli adulti. Ok, ma allora perché non mettiamo sullo stesso piano il nonnino novantenne che non si rende neanche più conto se sta di qua o di là? (con tutto il rispetto per i nonnini novantenni, che magari alcuni sono pure simpaticissimi anche quando assai poco lucidi – ma anche un bambino di tre o quattro anni può essere simpaticissimo, anche se parla a malapena – però non può votare – e giustamente)

Per compensare le eventuali ingiustizie dovute a un paletto generalizzante, inseriamo uno strumento correttivo: chi voglia conservare i diritti elettorali oltre la soglia dei settantacinque/ottant'anni si può sottopore a test cognitivi e simili che ne dimostrino la perdurante lucidità. Altrimenti, ritorna automaticamente minorenne; o ultra-maggiorenne, se si vuole un termine nuovo. O post-maggiorenne. Linguistici e giornalisti si sbizzarriranno per invenire il neologismo.
Idem dicasi per i minorenni "veri e proprî". Se un minore di anni quattordici (o di diciotto, tenendo ferma la maggiore età attuale) vuole accedere ai diritti elettorali prima del tempo, potrà sottoporsi agli stessi test di cui sopra.
Dopotutto esistono già ragazzini cervelloni a cui viene consentito (e giustamente) di saltare gli anni di scuola e passare direttamente all'università, anche quando molto meno che minorenni. Perché non si potrebbe fare la stessa cosa col diritto di voto, e i diritti politici in genere?

Annunci

7 Responses to Giovinezza, giovinezza… ♪

  1. utente anonimo says:

    Ciao Yupa,sono il tenutario del bordello in disuso Maebashi, ti ringrazio per aver citato il mio blog defunto (dopo aver compiuto 30 anni ho scoperto che non avevo più niente da dire al mondo, ^_^),Ovviamente bisogna affrancare i minori dalla paternalistica "tutela" che li preserva dalle cose del mondo (e che contestualmente li priva di elementari diritti civili); tutela che tra l'altro si giova di argomenti (influenzabilità, volubilità, inesperienza, scarsa intelligenza) che fino a qualche decennio fa si usavano per negare il voto alle donne o a certe minoranze etniche.Ammesso che non sia una provocazione, un discorso ad absurdum o che so io, il tuo ragionamento è interessante, ma insidioso.In primo luogo, mi sembra che tu ponga il problema non in termini di /come dare rappresentanza a tutti/ ma di /come dare rappresentanza solo a chi è qualificato/./qualificato in quanto (semplificando) sufficientemente capace di intendere e volere/.In base a questo ragionamento, i disabili mentali, i down e tante altre categorie di persone adulte non dovrebbero avere diritto al voto, cosa che invece (a mio parere giustamente) hanno.cfr.http://www.superabile.it/web/it/CANALI_TEMATICI/Politiche_e_Buoni_Esempi/Il_Punto/info245162967.htmlIo sono favorevole a prescindere a qualsiasi allargamento del corpo elettorale. In primo luogo, un corpo elettorale vasto è un meccanismo di garanzia, in quanto implica maggiore sforzo dei rappresentati a cercare di rappresentarne tutte le istanze, o quanto meno, una maggiore varietà di interessi potenzialmente rappresentabili.Già viviamo in una democrazia rappresentativa; come se non bastasse, ci sono poi individui che di questa rappresentatività subiscono una duplice delega (tramite la patria potestà e altre figure/agenzie tutelari che, in linea teorica, col loro voto tutelerebbero anche i diritti-interessi dei non aventi al voto – i genitori coi figli minori, ad es.).Ebbene, io ritengo che qualunque cittadino, per il fatto di essere in vita, abbia diritto, nei limiti della fattibilità materiale dell'operazione, a scegliere la propria rappresentanza nella maniera più diretta e autonoma possibile.Anche se analfabeta o rincoglionito o fan dei Tokio Hotel (scusate il crescendo…), in quanto cittadino ha diritto all'esercizio del voto, ed in fondo è proprio questo che fa la differenza tra una democrazia e un'artistocrazia, o una monarchia assoluta in cui il sovrano rappresenta tutto il popolo in virtù dei processi di incarnazione storica dello Spirito. Posto che tutti possano votare, dalle elite alle peggiori feccie della terra, nel migliore dei mondi possibili, spetterà poi alle istituzioni democratiche produrre la sintesi tra gli interessi dei singoli, coi loro vari livelli e gradi di intelligenza o rincoglionitezza.E basta, volevo solo fare questa precisazione.Aggiungo poi che immaginare di istituire test (magari di Stato) per valutare l'incapienza o meno del corpo elettorale (su parametri decisi da chi?) ci pone su terreni scivolosissimi…  ^^Gregory Casati

  2. utente anonimo says:

    Ah, comunque veramente audace la scissione in due blog! Mi piace!GC

  3. Yupa1989 says:

    Il mio, in parte, è un discorso ad absurdum.Più che altro mi preme sempre far notare come gli stessi argomenti usati in maniera irriflessa per escludere o stigmatizzare determinati gruppi sociali sono invece tabù nei confronti di altri gruppi, e viceversa.Quindi mi chiedo: se la ratio per escludere i minori dal voto è l'insufficente capacità di intendere e volere, perché non si fa altrettanto con gli anziani ridotti altrettanto (se non peggio…) inabili dall'età?Oppure sento ragionamenti tipo: "Conosco ventenni che non sono neanche in grado di scegliere un argomento per la tesi, e allora che diritti vuoi dare ai minorenni?" Però la stessa persona che ha detto ciò magari poi si scandalizzerebbe se sentisse: "Ci sono immigrati che rubano e delinquono, e allora che diritti vuoi dare agli stranieri?"Fuori da questa provocazione, sono anch'io a favore della massima inclusione possibile a livello sociale e di diritti, a prescindere dalle qualificazioni.Parlo di inclusione, però, più che di rappresentanza, perché in fondo il voto e la partecipazione elettorale mi sembrano più una questione simbolica che fattiva; specie di questi tempi, in cui la politica è travolta dall'economia e dai sistemi mediatici verticali, quanto incide effettivamente il voto?Ma non solo di questi tempi. In fondo la legge scritta e la sanzione politica seguono alle mutazioni dei paradigmi culturali (raramente viceversa), e questi ultimi sono l'esito di mutazioni assai concrete nella struttura demografica, tecnologica e lavorativa della società.Poi se vogliamo parlare di democrazia rappresentativa o meno, personalmente nutro non poche resistenze quando si vuole spostare troppo la bilancia verso il polo della democrazia diretta, col classico rischio della dittatura delle maggioranza, o della comparsa di capetti che proclamino d'incarnare non la volontà divina, ma quella del popolo, e in quanto tali sciolti da ogni limite.La differenza tra democrazia e monarchia assoluta, alla fine, più che nell'inclusione elettorale dell'intera popolazione, la vedo proprio nell'auspicata presenza di adeguati limiti posti a chi detiene il potere, ovvero al fatto che non ci sia una personalità (che sia un individuo o un parlamento) sciolto (ab-solutus) dalle leggi stessi.Da ultimo.Test di stato per stabilire se dare o togliere il diritto di voto. Con quali criteri? Sì, potrebbe presentare grossi problemi, e rischî. Ma in fondo già ora tanta parte della nostra vita è affidata a individui qualificati nella loro carica da test pubblici i cui parametri noi cittadini normali ignoriamo totalmente. E fino a che punto è un male?Il chirurgo che ti opera è tale perché ha superato i suoi esami pubblici, ma non so quanti, di fronte all'operazione, eviterebbero i suoi ferri solo perché diffidenti degli esami di cui sopra, perché impossibilitati a verificarne bontà o correttezza…

  4. Tamakatsura says:

    > O meglio, ha poco senso porre dei paletti a priori in base all'età.> affrancare i minori dalla paternalistica "tutela" che li preserva dalle cose del mondoNon sono d'accordo.Possiamo concordare sul fatto che l'età sia un criterio di imposizione di paletti situato storicamente (nell'Europa occidentale è stato introdotto nella maniera più incisiva nellOttocento, in seguito alla Rivoluzione industriale), in certa misura arbitrario, caricatosi col tempo di un valore simbolico che talvolta supera di gran lunga quello effettivo.Tuttavia riconoscere il fatto che l'età sia un discrimine meno "naturale" di quanto generalmente non si faccia credere non implica il sostegno alla tesi che tutto si possa fare a tutte le età.Allora aboliamo il divieto di consumo di alcolici, la guida di automobili od il matrimonio (come stigmatizzato nel precedente post) ai bambini sotto i dodici anni? Salvo poi scandalizzarsi se qualcuna muore per le lesioni riportate come conseguenza al fatto che si sia dato per scontato che potesse essere attrice sufficientemente consapevole e autonoma, finalmente affrancata da una tutela tesa a preservarla paternalisticamente dalle cose del mondo.In certi casi la legislazione interviene ponendo dei limiti di età per difendere soggetti altrimenti incapaci di difendersi da soli, non perché cognitivamente inabili, ma semplicemente perché più deboli.Ora, certamente i diritti politici sono cosa ben diversa dal matrimonio e dagli alcolici; difficilmente si potrebbe sostenere che ai minori di diciotto anni non sia consentito votare a causa dei danni che ciò potrebbe arrecare loro (in compenso sarebbe un argomento interessante ). Era solo per argomentare che non sempre i paletti riferiti anagraficamente non hanno senso.L'ordinamento giuridico italiano (in linea con quello europeo) presume -con un atto che non rileva un dato di fatto "naturale", bensì istituisce una convenzione- che a diciotto anni le persone abbiano mediamente raggiunto una maturità psico-fisica adeguata ad assumersi le responsabilità di ogni propria azione, e dunque si riconosce ai diciottenni la possibilità di compiere atti giuridicamente rilevanti, tra cui la partecipazione al governo della cosa pubblica. Poi il tutto ha assunto un valore simbolico che trascende questi garbugli giuridici.Secondo me nel momento in cui si fissava quella convenzione si tenevano insieme capacità che invece oggidì si conseguono in tempi molto diversi; tra l'altro, credo che a diciotto anni le persone veramente in grado di assumersi le responsabilità di ogni propria azione (uso termini piuttosto vaghi, ma non voglio appesantire ulteriormente il mio commento già insostenibilmente elefantiaco) non siano poi molte (sarò pessimista).> io come minimo abbasserei il diritto di voto attivo a quattordici anniCome se quattordici non fosse un criterio arbitrario e volatile quanto i diciotto, i sei, i sessanta, il superamento di test cognitivi od una certa base censuale! Perché quattordici e non nove?***Personalmente sono dell'idea che il discorso sull'abbassamento de iure dell'età minima per diventare deputati (o del diritto di voto tout court) assomigli parecchio ad un esercizio piuttosto contorto di areazione dentale: perché non parlare piuttosto della più scottante questione dell'innalzamento de facto dell'età del raggiungimento dell'indipendenza economica e materiale, ben più gravida di conseguenze?La mia esperienza è di più di un lustro di diritto al voto senza avere che un'idea alquanto vaga di come funzionino i vari carrozzoni che contribuisco ad eleggere, mentre la mia sussistenza materiale dipende dai cordoni della borsa di mammà. In quanto soggetto incapace di provvedere ai propri bisogni elementari di vitto ed alloggio, è vero che non c'è molta differenza tra adesso e quando avevo diciotto o quattordici anni.Tuttavia visto che fin quasi ai trent'anni si vive in una minorità di fatto, che peso può avere la maggiorità di diritto?Tamakatsura

  5. ShishiDidara says:

    sono d'accordo sul commisurare le capacità dei vecchi a quelle dei neonatiinfatti sono strumentalizzati alla grande ai fini del voto (con i risultati ben evidenti)non parlo invece dei 14/16enni che ritengo, nella stragrande maggioranza dei casi, degli idioti/arroganti/viziati completi (ok, possiamo ragionare sul perchè e per come lo sono diventati, ma è O.T.)ma… il problema lo stai solo spostando:chi farebbe i test cognitivi, chi metterebbe "il voto" al test?ossiachi controllerebbe i controllori?anche loro sarebbero manipolati e pressati dai viscidi interessati…

  6. Yupa1989 says:

    (risposta a Tamakatsura – 1) > Tuttavia riconoscere il fatto che l'età sia un discrimine meno "naturale" di quanto generalmente non si faccia credere non implica il sostegno alla tesi che tutto si possa fare a tutte le età. In parte qui sarei d'accordo, perché è vero che, al di là delle differenze individuali, ci sono delle tendenze di massima, e immagino che (per dire) di bambini in grado di guidare un'automobile a sette o otto anni ce ne siano assai pochi al mondo, così come i ventenni inetti alla guida non siano molti.Quello che in genere contesto è che, secondo me, attualmente, nei paesi "occidentali" si stia alzando l'età della "tutela paternalistica" (con l'innalzamento dell'obbligo scolastico, l'esclusione dal mondo del lavoro, e l'implementazione di una serie di divieti in parte simbolici, e di controlli assai concreti) ben oltre il limite cui sarebbe sensato fisiologicamente, e -inoltre- consigliabile a livello sociale. Si rimandano le possibilità concrete di costruirsi una vita autonoma ben oltre i vent'anni, e al contempo ci si lamenta (in parte giustamente) che cresca una generazione incapace di autonomia e responsabilità, e poco vogliosa di creare e produrre. Di seguito mi domando se l'intervento legislativo che pone paletti precisi, col suo meccanismo di divieto-punizione, sia realmente il più efficace per "tenere i giovani lontani dalle cose non adatte alla loro età" (comunque si vogliano definire i termini "giovani" ed "età"). > Allora aboliamo il divieto di consumo di alcolici, la guida di automobili od il matrimonio (come stigmatizzato nel precedente post) ai bambini sotto i dodici anni?  Per la guida, perché no? Ci sono gli esami della patente, facciamo sì che chiunque possa superarli, e se si dimostra così in grado di guidare, possa farlo. E magari, per l'occasione, rendiamo gli esami più rigorosi. Dopotutto, se un sedicenne può dimostrare di essere in grado di guidare responsabilmente al pari di un maggiorenne, perché impedirglielo?E siccome penso che ben pochi infradodicenni supererebbero l'esame, il problema che paventi non si porrebbe.Per quanto riguarda il consumo di alcoolici, chiediamoci: l'abolizione del divieto avrebbe effetti positivi o negativi sul consumo stesso? C'è o non c'è differenza tra la cena in famiglia in cui il padre concede al figlioletto due dita di vino rosso e il caso in cui il figlioletto si ubriaca sera dopo sera da una festa all'altra? Quant'è realmente (e non secondo quanto ci riporta il Corriere della Sera…) diffuso quest'ultimo caso? Soprattutto: spostare l'abuso di alcool dal controllo sociale e informale di famiglia, altri adulti e gruppi dei pari a quello impersonale e formale delle leggi di Stato, avrebbe effetti positivi o negativi?Per quanto mi riguarda, sì, toglierei il divieto di bere alcoolici al di sotto di certe età. Perché al di sotto di certe età (10-13) credo il problema non si porrebbe nemmeno, mentre al di sopra credo che il divieto creerebbe più problemi di quanti risolva. E comunque, se proprio si volesse porre un paletto, credo che 13 o 14 potrebbe essere un buon compromesso. Oggi invece si vuole portarlo a 18, cosa che personalmente credo sarebbe inutile e controproducente (come in molti altri casi di proibizionismo). Sul matrimonio, la questione è assai complicata. E' anche vero che, se per assurdo in una società come la nostra si dichiarasse "matrimonio libero per i dodicenni", la cosa non avrebbe alcun effetto, visto che ormai, anche in assenza di leggi specifiche, quasi tutti i matrimoni avvengono ben dopo i vent'anni, se non i trenta. Sarebbe come fare una legge apposita che vieti ai dodicenni di buttarsi nei vulcani in attività.E questo credo dimostri ulteriormente che spesso sono le situazioni concrete e informali a determinare le situazioni di fatto, e non le leggi scritte a tavolino. > In certi casi la legislazione interviene ponendo dei limiti di età per difendere soggetti altrimenti incapaci di difendersi da soli, non perché cognitivamente inabili, ma semplicemente perché più deboli. In certi casi, e in altri no.E' per questo che i ragionamenti così in astratto mi convincono poco. E' molto, troppo facile gridare: "Dobbiamo difendere le donne / i bambini, facciamo la legge xyz!" (o, ancor più inutilmente: "inaspriamo le pene!").Chiediamoci piuttosto, sulla base delle situazioni concrete in cui intervengono, quali interventi legislativi siano di difesa, quali invece di tutela paternalistica, e quali invece così velleitarii e di facciata da creare più danni di quelli che vorrebbero risolvere.Faccio alcuni esempi:- Difendere i pià deboli. Le donne in media sono fisicamente più deboli dei maschi, o no? Allora impediamo anche in Italia alle donne di uscire di casa, come avviene in determinati paesi. Ok, sicuramente così saranno difese dai rischi di essere aggredite, e ridurremo a zero le violenze di strada contro le donne. Ma quanto ci perderemmo in termini di autonomia delle stesse? Quanto potere verrebbe così riconsegnato nelle mani dei mariti? Quanto aumenterebbe la violenza domestica?- In Yemen (per riprendere il post precedente) si vuole alzare l'età minima del matrimonio a diciotto anni. Sarà anche encomiabile, ma ha senso farlo in una società che accetta come sensato che tutti i rapporti prematrimoniali siano puniti con frustate, con l'ostracismo dalla comunità, e in alcuni casi con l'omicidio della "sgualdrina"? Sarebbe come se da noi si vietassero i dolci, ma si tenessero le pasticcerie aperte e gratuite.- In Gran Bretagna si sta portando avanti un progetto di schedatura di massa per cui, chiunque abbia a che fare coi minori, debba essere vagliato da un ente che ne certifichi la non pericolosità e l'assenza di precedenti penali. Ok, può servire a ridurre i pericoli di abusi e violenze nei confronti dei minori, ma cosa comporta in materia di fiducia tra le generazioni? Non si va a creare una società in cui ogni contatto tra adulti e minori viene di default bollato coi peggiori sospetti? In che modo può essere possibile un rapporto educativo, in queste condizioni? Non si rischia di isolare ulteriormente i minori che, se in difficoltà o in crisi, verrebbero messi in guardia (o addirittura impediti) di rivolgersi a un adulto? Cosa significa crescere in una società in cui ogni attività è costantemente monitorata e sottoposta a controlli formali perché giudicata "a rischio" di default, e ogni iniziativa individuale castrata se priva dell'approvazione dall'alto? Cosa comporta in termini di apprendimento della responsabilità, e di capacità di gestione autonoma delle situazioni?- Alziamo per legge il divieto di consumo, acquisto, possesso, traffico, visione e pensiero di alcoolici sotto ai diciotto anni, o anche ai ventuno, come negli Stati Uniti. Bene. Questo aumenta o diminuisce l'uso di alcoolici? E l'abuso? E le (eventuali) conseguenze dannose sull'abuso? Favorisce o meno le economie illegali? Rendendone illegale il consumo, si rischia o no di spostare l'uso e abuso di alcool in prossimità di altri comportamenti e situazioni sociali maggiormente dannosi (droghe pesanti, frequentazioni criminali, ecc.?)?

  7. Yupa1989 says:

    (risposta a Tamakatsura – 2)> Secondo me nel momento in cui si fissava quella convenzione si tenevano insieme capacità che invece oggidì si conseguono in tempi molto diversi; tra l'altro, credo che a diciotto anni le persone veramente in grado di assumersi le responsabilità di ogni propria azione (uso termini piuttosto vaghi, ma non voglio appesantire ulteriormente il mio commento già insostenibilmente elefantiaco) non siano poi molte (sarò pessimista). Per certi versi sono d'accordo, ma lo stesso ragionamento potrebbe essere esteso anche ai ventenni e ai trentenni. E allora che facciamo, togliamo determinati diritti a tutti? A tutti, tranne a chi è tanto intelligente da vedere l'irresponsabilità altrui ma non la propria?Piuttosto, sarebbe utile chiedersi: questa diffusione di mancanza di responsabilità è "naturalmente" inscritta nella cronologia degli individui, o è piuttosto il frutto di una situazione sociale in cui le possibilità d'autonomia sono state via via sottratte agli individui, o alle situazioni informali e assunte dai controlli formali dello Stato e di agenzie varie? > Come se quattordici non fosse un criterio arbitrario e volatile quanto i diciotto, i sei, i sessanta, il superamento di test cognitivi od una certa base censuale! Perché quattordici e non nove? Perché in parte ritengo che, di massima, esista un discrimine naturale, basato sullo sviluppo fisiologico; e che i diciotto siano ben oltre questo discrimine; e che, stante che la società attuale i paletti li vuole comunque, i quattordici potrebbe essere un buon compromesso. > Personalmente sono dell'idea che il discorso sull'abbassamento de iure dell'età minima per diventare deputati (o del diritto di voto tout court) assomigli parecchio ad un esercizio piuttosto contorto di areazione dentale: perché non parlare piuttosto della più scottante questione dell'innalzamento de facto dell'età del raggiungimento dell'indipendenza economica e materiale, ben più gravida di conseguenze?La mia esperienza è di più di un lustro di diritto al voto senza avere che un'idea alquanto vaga di come funzionino i vari carrozzoni che contribuisco ad eleggere, mentre la mia sussistenza materiale dipende dai cordoni della borsa di mammà. In quanto soggetto incapace di provvedere ai propri bisogni elementari di vitto ed alloggio, è vero che non c'è molta differenza tra adesso e quando avevo diciotto o quattordici anni.Tuttavia visto che fin quasi ai trent'anni si vive in una minorità di fatto, che peso può avere la maggiorità di diritto? Su questo non potrei essere più d'accordo.Difatti, come accennato più volte già sopra, credo abbiano più peso le situazioni concrete che non quelle di diritto, e che il diritto, in questo caso, abbia fatto seguito a situazioni di fatto, economiche e demografiche.E quindi ripeto che trovo abbia poco senso lamentarsi dei "bamboccioni" o dei ggggiovani senza direzione, se poi le possibilità concrete di costruirsi una direzione e una vita non vengono date; e che responsabilità e autonomia non vanno date certo con disciplina e controlli restrittivi (questa è la tendenza attuale), ma riconsegnando agli individui, soprattutto nel periodo di crescita, la possibilità di sperimentare, di costruirsi degli spazi di autonomia e indipendenza (quindi piantiamola di strillare allo "sfruttamento minorile" se il quattordicenne aiuta al banco del bar per metter via qualche soldo), di gestire pezzi della propria vita, anche sbagliando di grosso e cadendo. Dopotutto, è sbagliando che si impara; e non certo aspettando la pappa in bocca (pappa che sia conforme e testata e omologata per non indurre all'obesità o all'anoressia, o alla mucca pazza o all'influenza suina), o seguendo un percorso scritto a tavolino in cui l'uscita dalla caverna delle ombre viene posta sempre più in là.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: