“In prigione non ci va più nessuno”

I luoghi comuni: quelle cose che tutti sanno senza che nessuno le sappia motivare. E forse anche questo è un po' un luogo comune.
Ovviamente non è detto che un luogo comune sia necessariamente falso solo in quanto luogo comune. Sappiamo tutti che la Luna non è fatta di formaggio, anche se nessuno ha mai provato ad assaggiarla. E, per quel che ne sappiamo, la Luna potrebbe anche non essere fatta di formaggio.

Un luogo comune attualmente dotato di ampia circolazione e approvazione è che "in Italia in prigione non ci va più nessuno".
Come tutti i luoghi comuni è abbastanza vago da ottenere un ampio consenso, perché permette declinazioni e interpretazioni diverse. Ognuno lo può riempire come meglio preferisce.
Chi tifa per la squadra della "sinistra" si riferisce ai Politici Mafiosi o alla Casta Corrotta, o al Funzionario Che Va Con Le Prostitute; per chi tifa per la squadra della "destra" si sta parlando dell'Immigrato Clandestino, dello Zingaro Ladro o del Mendicante Molesto. Gli Stupratori o gli Ubriachi Al Volante sembrare rientrare a titolo paritario tra i bersagli di entrambe le squadre.
L'importante, in tutti i casi, è che i Delinquenti siano una categoria a parte, quasi un'altra specie, degli alieni dal volto oscuro, diversi da noi, gli Onesti, che dal crimine rampante ci sentiamo offesi e minacciati, sempre pronti a identificarci con le vittime inermi e immacolate.

Al di là delle categorie implicate, mi chiedo però come, chi sostiene che "in Italia in prigione non ci va più nessuno" riuscirebbe a spiegare lo strano fenomeno che vede invece la popolazione carceraria in costante e rapido aumento. Tanto che i problemi di gestione sono cronici, e ben noti.
A differenza di altri problemi sociali, sempre presentati come "dilaganti" senza che mai vengano riportate cifre, in questo caso i numeri ci sono.
Non ci vogliono grandi ricerche in rete per sapere che nel 1998 le prigioni italiane contenevano circa 50.000 detenuti, mentre oggi viaggiano verso i 70.000; o che, facendo un paragone tra il 1990 e i primi anni 2000, si dice che la popolazione carceraria sia praticamente raddoppiata.
Se consideriamo che in questo stesso periodo l'Italia è stata demograficamente ferma, si deduce che, nonostante "in prigione non ci va più nessuno", le prigioni si riempiono lo stesso, e a buon ritmo, e sempre di più.

Il paragone col passato risulta quindi paradossale, perché dire che "in Italia in prigione non ci va più nessuno" implica che, nel passato sempre mitico, quando c'era rispetto per le regole (e gli anziani) e si poteva uscire lasciando la porta aperta (e c'erano ancora le mezze stagioni), le prigioni erano ben piene, perché i ribaldi venivano puniti, mica come oggi!
Eppure i numeri dicono che la tendenza è esattamente all'opposto. Da che parte sta l'illusione?

La seconda implicazione è che "all'estero queste cose non succedono".
All'estero, questa terra indefinita dove, mancando il Gran Diavolo Berlusconi o la Sinistra Buonista (e i fiumi sono di latte e miele), i birbanti finiscono dietro le sbarre, perché colà le cose si fanno seriamente, mica come in Italia!
Eppure basterebbe leggere alcuni libri per avere un quadro diverso.
Ad esempio Parola d'ordine: tolleranza zero – La trasformazione dello stato penale nella società neoliberale di Loïc Wacquant, in cui si scopre che in Francia, nella seconda metà degli anni Novanta, circolava lo stesso identico luogo comune: "In prigione non ci va più nessuno". Nonostante anche da quelle parti il numero dei detenuti fosse in aumento costante.
Chi poi ha la pazienza di affrontare il ponderoso tomo di David Garland, La cultura del Controllo – Crimine e ordine sociale nel mondo contemporaneo, vedrà come la storia parta da ben più lontano, e che la diffusa sensazione che lo Stato non punisca abbastanza, che non sia abbastanza cattivo, ha la sua origine tra Stati Uniti e Gran Bretagna già al termine degli anni Settanta, per continuare imperterrita sino a oggi, diffondendosi anche internazionalmente.

Il caso degli Stati Uniti è emblematico.
I dati più recenti, che risalgono al 2008, parlano di più di 2.300.000 prigioneri; sommando anche chi usufruisce della libertà vigilata e altre misure alternative, si arriva a più di 7.000.000 di individui.
Tassi ben più alti della famigerata Cina…

(…continua)

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4 Responses to “In prigione non ci va più nessuno”

  1. Tamakatsura says:

    Un'antropologa politica mi faceva notare un fenomeno simile in atto a partire dagli anni Settanta in vari stati africani. Una delle spiegazioni più accreditate era la rinnovata necessità da parte degli Stati di giustificare la propria esistenza, dal momento che la funzione di enti che assicuravano un certo benessere (sotto forma di lavoro ed assistenza sociale di vario tipo) veniva erosa da un lato dall'ideologia neoliberistica, dall'altro dalla lievitazione dei debiti pubblici.In sostanza, l'idea era che non potendo (o non volendo) più fornire assistenza ai cittadini, l'apparato Statale ha dovuto concentrarsi su un'altra attività legittimante: la sicurezza.Mi sembrava uno spunto interessante, ma purtroppo temo di aver perduto sbadatamente la bibliografia di riferimento.

  2. Yupa1989 says:

    È una delle spiegazioni che vanno per la maggiore del fenomeno, non solo per quanto riguarda l'Africa.È da tenere in considerazione. Però non riesce a convincermi del tutto: se lo stato sociale è stato progressivamente smantellato in quanto troppo costoso, perché è stato sostituito con uno stato penale altrettanto oneroso per le casse pubbliche (e sul lungo periodo disastroso in quanto a costi sociali)?Forse sarebbe opportuno ipotizzare anche che questi meccanismi non si muovono necessariamente secondo logiche razionali, funzionali e indirizzate al fine.

  3. utente anonimo says:

    Grazie per queste parole.Sono molto importanti per me,e mi fa piacere che ti sia accorto di questosgradevole trend culturale.John Blacksad

  4. Tamakatsura says:

    Infatti secondo me lo stato sociale non è stato smantellato solo perché troppo costoso, ma perché le classi dirigenti hanno cambiato priorità e perché sul riorientamento della spesa pubblica si sono innestati gruppi di interesse la cui preopccupazione principale è quella di tirare acqua al proprio mulino.Purtroppo non m'intendo granché di economia né della storia di quel periodo.Tra l'altro suppongo che il "problema sicurezza" sia risultato alquanto appetibile ai media, visto anche lo storico successo in termini di pubblico della cronaca nera e via dicendo, e presumo che sia stato fomentato per una ampia varietà di fini, fino alla sorta di allarme rosso dei nostri giorni.

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