Provaci ancora, Mara…

Mara Carfagna, ministro per le "pari" opportunità, ci casca di nuovo, e con lei, ovviamente, il sistema dei media. Chi aveva detto che la storia si ripete?

Gli ingredienti sono ancora gli stessi: violenza, donne, sentenze.
La sentenza, però, questa volta non arriva dalla Corte di Cassazione, bensì dalla Corte Costituzionale.
Mentre l'Oscar per la Disinformazione ora non va a più Repubblica, bensì alla Stampa, che titola:

Niente galera obbligatoria per gli stupratori.

Bum.
La ministra commenta all'istante:

Per noi, cioè coloro che hanno scritto ed approvato questa legge, chi violenta una donna o, peggio, un bambino deve filare dritto in carcere, senza scusanti, da subito. L’intervento della Corte è giustificazionista, lontano dal sentire dei cittadini, e, purtroppo, ci allontana, sebbene di poco, dalla strada verso il rigore e la tolleranza zero contro i crimini sessuali che questa maggioranza ha intrapreso sin dall’inizio della legislatura.

cappio

il sentire dei cittadini (?)

Dunque.
Visto che la Corte Costituzionale ha un suo sito, con le sentenze, cerchiamo quella in questione e leggiamola. O almeno, proviamo. Ecco un pezzo iniziale:

Nei giudizi di legittimità costituzionale dell’art. 275, comma 3, del codice di procedura penale, come modificato dall’art. 2 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, promossi dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Belluno con ordinanze del 28 e 30 settembre 2009, dal Tribunale di Torino, sezione per il riesame, con ordinanza del 28 maggio 2009 e dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Venezia con ordinanza del 4 novembre 2009, rispettivamente iscritte ai nn. 310 e 311 del registro ordinanze 2009 e ai nn. 14 e 66 del registro ordinanze 2010 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 1, 6 e 11, prima serie speciale, dell’anno 2010.

Non si capisce granché, eh? Ed è tutta così, ed è molto molto lunga. Molto molto molto lunga. Molto molto molto molto lunga. 
Ok, lo confesso: non l'ho letta. Dopotutto non sono un ministro (o un giornalista), quindi non ci perdo nulla ad ammettere la mia ignoranza.
Però sul sito di RaiNews24 si trova un pezzo che, a naso, direi riassuma bene la questione, specie nella sua parte finale.
E in realtà, al di là del terrificante ginepraio gergale della sentenza stessa, la faccenda è molto semplice, e non occorrono grandissime cognizioni giuridiche per capirla.

Tutti i quotidiani, specie nei titoli, hanno dato a intendere due cose:
1) Niente galera
2) Per gli stupratori

La sentenza in realtà ha stabilito due cose molto diverse:
1) Tanto per cominciare la sentenza si riferisce agli indagati. E, se non sbaglio, ma credo proprio di non sbagliare, una persona indagata e una persona condannata non sono proprio la stessa cosa. Prima c'è l'indagine, poi, se è il caso, il processo e poi, sempre se è il caso, la condanna. Per la Carfagna, evidentemente, è un percorso un po' difficile da comprendere, visto che dalle sue parole pare che all'accusa debba seguire immediatamente la pena ("filare dritto in carcere", "da subito").
2) La "galera" di cui sopra riguarda la custodia cautelare, non la condanna. La legge del governo voleva che, se una persona doveva essere messa sotto sorveglianza prima del processo, dovesse essere messa comunque in carcere, in tutti i casi. La Corte ha detto: no, lasciamo al giudice la possibilità di scegliere, quando lo ritiene il caso, anche misure alternative, come gli arresti domiciliari. Si tratta comunque di misure coercitive, non significa finire a piede libero. Quindi la Corte non ha detto che l'indagato per violenza sessuale non dovrà andare in carcere.

Ora, se posso dirlo a me personalmente la sentenza della Corte sembra sensata, per almeno due motivi:
1) Di norma le leggi troppo generalizzanti sono stupide e ottuse. La disponibilità di aggravanti, attenuanti, inasprimenti e benefici varî servono proprio per garantire una giusta elasticità per far fronte alla varietà dei casi.
2) Il giudice che si trova di fronte a due sole possibilità, entrambe estreme, un sorta di tutto o niente, ovvero da una parte la custodia cautelare automaticamente in carcere, dall'altra la libertà, in caso di dubbio a favore dell'indagato, lo lascerà in libertà, quando invece, se avesse avuto un ventaglio più ampio di scelte, avrebbe scelto qualche via di mezzo.
Proviamo a immaginare un Mondo in cui, per qualunque reato, anzi, per qualunque accusa, c'è automaticamente la pena di morte: a queste condizioni quanti giudici si arrischierebbero a ricorrervi? Pochi fanatici molto sicuri di se stessi. Quanti reati rimarrebbero quindi impuniti? Non solo, probabilmente da una parte ci sarebbe un crollo delle denunce e dall'altra un aumento spropositato di false accuse, vista questa ottima possibilità per far fuori facilmente i proprî nemici.

Ma sto divagando.
Soprattutto perché queste mie elucubrazioni, che sono opinioni opinabili, di fronte alla sentenza della Corte Costituzionale, non valgono nulla.
Perché?
Perché questa Corte, come ogni organo di magistratura, non si occupa di stabilire se le leggi siano giuste o ingiuste di per loro.
Questa Corte fa un lavoro molto semplice: prende le leggi uscite dal Parlamento e le confronta con quanto scritto nella Costituzione. Le leggi sono coerenti con la Costituzione? Allora le leggi sono valide. Le leggi contraddicono la Costituzione? Allora non sono valide.

Quindi, se qualcuno volesse contestare quella sentenza della Corte, deve farlo su questo terreno: dire dove e come e perché la legge è, invece, compatibile con la Costituzione, e perché la Corte ha sbagliato a dichiararla incompatibile.
Quindi, il comunicato della Carfagna è del tutto fuori luogo, non tanto (non solo…) per i suoi contenuti, ma soprattutto per la "logica" su cui si basa.
Sarebbe come se il ragazzo che ha preso 4 in matematica, invece di controllare se i suoi errori sono stati veramente tali, cominciasse a cianciare che il voto è immeritato perché lui ha tutta la classe che lo sostiene mentre il prof ce l'ha con lui (e gli puzza il fiato).
Mettersi a parlare del "sentire dei cittadini" è abbaiare alla Luna.

Poi su quest'idea il "sentire dei cittadini", resta comunque qualcosa da dire.
Primo: il "sentire dei cittadini" non esiste. Trovatemi qualunque argomento, e io vi troverò due fazioni di cittadini che la pensano in maniera opposta. Magari, in alcuni casi, ci sarà un vistoso squilibrio numerico tra le due fazioni, ma la "volontà popolare" resta un mito di chi vuole crederci (a sua convenienza).
Secondo, perché quand'anche esistesse un "sentire dei cittadini", dev'essere per forza infallibile?
E se domani il "sentire dei cittadini" esigesse che Mara Carfagna venisse paracaduta nei cieli dell'Antartide, e abbandonata in sottoveste nel Polo dell'Inaccessibilità? Dovremmo preparare l'aereo?

Antartide

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