杞人忧天!

Allarme insegne cinesi.
Sono state avvistate nella città di Milano pericolose insegne cinesi, in grado di mettere a repentaglio l'incolumità dei cittadini di pura razza bianca.
Chiunque ne avvistasse una è caldamente invitato a non toccarla, non avvicinarla, non guardarla, bensì a segnalarla immediatamente all'autorità che saprà intervenire con prontezza e rapidità per neutralizzare la minaccia con la massima severità e la minima tolleranza.

Ordunque, il Corriere della Sera ci informa che a Milano arrivano le prime multe per le insegne in sola lingua cinese presenti in città. Questo perché nella capitale (im)morale d'Italia le insegne devono essere obbligatoriamente «in corretta lingua italiana».
Giusto o sbagliato? Io una mia idea ce l'ho, ma la tengo per me.
Piuttosto, preferisco analizzare un po' le due motivazioni che il vicesindaco (nonché assessore alla sicurezza) di Milano, De Corato, porta (stando al Corriere) a sostegno di questa campagna contro la terribile minaccia e la gravissima questione delle insegne cinesi.
Non è detto che, anche se queste motivazioni non reggono, il provvedimento non sia comunque corretto, ma almeno sarà un po' più legittimo sospettare che, almeno da parte di De Corato, si tratta di un classico esempio di bullismo istituzionale contro una minoranza già di per sé non benvoluta.

Motivazione 1.
«Ho ricevuto diverse lamentele da parte dei cittadini», perché la situazione crea «disagio». L'argomento del disagio di alcune persone, come ho scritto in un altro caso, è fallace.
Il fastidio di pochi, o anche di molti, ma comunque di una parte, non giustifica affatto misure che colpiscono tutti, specie se sono misure che incidono non sul pubblico, ma sul privato.
Inoltre, mi permetto di coltivare un certo sospetto che il «disagio» non stia nell'impossibilità del passante di leggere l'insegna, cioè un comprensibile problema di ordine pratico, bensì sia il semplice fastidio di vedere caratteri dell'altra parte del Mondo, ovvero una mera questione di gusti. Il cittadino si lamenta dell'insegna cinese così come si lamenta dell'africano col vestito tradizionale, o della donna araba velata. O magari di chi ha la pelle troppo scura.
Fastidio che, personalmente, ci tengo a dirlo, trovo del tutto legittimo finché resta personale.
Ma, come detto sopra, il fastidio di una parte non può diventare misura per la norma di tutti.
Se domani una buona fetta di milanesi provasse
«disagio» a vedere la faccia di De Corato, questi sarebbe obbligato a cominciare a cucirsi il burqa?

Motivazione 2.
Per de Corato le insegne cinesi non vanno bene perché ci sono anche «problemi di legalità e sicurezza», perché «dietro gli ideogrammi possono celarsi messaggi illeciti in codice per i connazionali».
Vabbe', qui siamo al ridicolo, e forse non varrebbe nemmeno la pena rispondere. Alcune cose però le dico.
Intanto, faccio notare che una motivazione usata a nastro in campi i più disparati possibili per sostenere qualcosa cosa è assai probabile che sia una motivazione con validità poca o nulla, per certi versi proprio logorata dall'uso intensivo (a volte suo malgrado). Nel nostro caso è la straabusata difesa della «sicurezza». Quando per giustificare qualcosa si tira fuori la «sicurezza» le probabilità che non si sappia a cos'altro attaccarsi sono altissime.
Poi, i
«messaggi illeciti».
Adesso dunque esisterebbe la categoria dei
«messaggi illeciti»? Cosa mai saranno questi «messaggi illeciti»? E soprattutto, perché un cinese dovrebbe mettere dei «messaggi illeciti» esposti fuori del suo negozio? Non so, mi immagino qualcosa tipo: «Amico! Sei giovane e dinamico? Ami il rischio? Arruolati anche tu nella Mafia Cinese!! Guadagni immediati nel brevissimo termine! Richiedesi compravata esperienza nella stesura di messaggi illeciti nelle nostre insegne. Astenersi perditempo».
Poi, anche fosse verosimile, anche lontanamente verosimile, che le insegne cinesi nascondono dei 
«messaggi illeciti», in tal caso il compito è delle autorità di riconoscerli e indagarli. La remota possibilità (in questo caso remotissima) di un illecito non può portare a vietare totalmente attività altrimenti del tutto lecite, visto che di norma quella che dev'essere provata è la colpevolezza, non l'innocenza.
Poi, se il ragionamento di De Corato funziona, perché limitarsi alle insegne? I perfidi cinesi (ma anche tutti gli altri perfidi stranieri; anzi, magari persino gli italiani purosangue che si sono dati sconsideratamente allo studio delle perverse lingue straniere!) potrebbe benissimo scambiarsi
«messaggi illeciti» tramite biglietti, parlando per telefono o di persona, scrivendo tramite internet. Forse… omiodìo, forse usano anche altri diabolici mezzi oltre alle insegne dei negozi!
E allora, perché non vietare direttamente su tutto il territorio della Nazione, l'uso di qualunque lingua che non sia la «corretta lingua italiana»? Dopotutto un nefario
«messaggio illecito» cinese potrebbe nascondere davvero ovunque.
Sì, ovunque! Persino, pensate!, nel titolo di questo post

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2 Responses to 杞人忧天!

  1. Tamakatsura says:

    デコラトの馬鹿!(Che dici, mi aspetteranno a Linate facendo tintinnare le manette?  )

  2.  

    Da Milanese (specifico: sono milanese di nascita ed oramai trascorro metà del mio tempo nella città meneghina) non ho un'opinione a riguardo.Mi limito a dire che la sola scritta in cinese restringere il campo dei lettori, ed al massimo può sfavorire l'interesse di chi non mastica ideogrammi.Ci sono un serie di possibilità su quanto è scrivibile su un negozio. Tra le più importanti : le specificazione dell'attività ed eventuali messaggi volti a segnalare una caratteristica particolare, permanente (come un tipologia molto specifica di un prodotto) o temporanea (come una promozione). Una scritta in cinese è indecifrabile direi per quasi tutti gli italiani quindi non sortirà effetto sulla maggioranza delle popolazione. Semmai gli ideogrammi da soli rendono meno trasparente le comunicazione fatta dal negozio.Quindi bo', mi sembra che l'insegna circoscriva meglio gli acquirenti cinesi e basta. Se poi cade in una qualsiasi fattispecie legale: pubblicità denigratoria etc è un altro discorso.Poi si potrebbe tirare in ballo anche il discorso xenofobo (ma mi pare un'esagerazione o un'iperbole), però mi sembra che non vengono vietate le insegne in cinese, ma solo quando non vengono accompagnate da una scritta in Italiano. Il che non mi pare un provvedimento così coatto verso la comunità cinese. Anche perché certe misure messe in atto per gli stranieri che intrattengono rapporti commerciali con la Cina mi sembrano molto più stringenti.

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