Quando i buoni sono cattivi (2)

Pubblico un primo pezzo dell'articolo di cui ho scritto la volta scorsa… I link li ho aggiunti io.

Göran Lindberg e il lato oscuro della Svezia

La Svezia di Henning Mankell e Stieg Larsson, tutta oscure cospirazioni destrorse e reti di prostituzione, potrebbe anche non essere così diversa dal vero.
 di Andrew Anthony, domenica I Agosto 2010
 
Se mai nel mondo reale esisteva, per la stima riscossa nella Svezia progressista, un poliziotto paragonabile a Kurt Wallander, la fortunata invenzione di Henning Mankell, probabilmente si trattava di Göran Lindberg, capo della polizia di Uppsala, città a nord di Stoccolma che ospita la più prestigiosa università svedese. Anche se privo dell'umiltà e della discrezione di Wallander, anche Lindberg si occupava degli emarginati e dei dimenticati della società svedese. Ad esempio sosteneva un rifugio per giovani abusate, ed era in prima linea nella campagna per ottenere iniziative che avessero più considerazione per le vittime di stupro.
 
In particolare Lindberg era un nemico risoluto del sessimo nelle forze di polizia. Dibattendo coi colleghi e presenziando a conferenze si era costruito una reputazione di instancabile promotore dei diritti delle donne. Tanto veemente da scompigliare le mostrine ai suoi colleghi. "Questi ultimi", afferma Anders Linder, caporedattore per la cronaca politica del giornale Svenska Dagbladet, "ovviamente non erano ossessionati tanto quanto lui dal problema. Lindberg sembrava un funzionario pubblico che avesse scelto questo sistema per lasciare un proprio segno."
 
Cosa che ha fatto. Fin dall'inizio della sua carriera, Lindberg venne visto dalle autorità come un modello per la gestione della questione, ed era stato quindi debitamente trasformato nel portavoce nazionale per l'eguaglianza di genere tra le forze di polizia. Ben presto si fece una reputazione come capofila della polizia progressista svedese. Era tanto famoso per la sua correttezza politica e la sua sensibilità verso le questioni femminili, da essere soprannominato "Capitan Gonnella". Ma nonostante queste battute, venne rapidamente promosso, diventando direttore della scuola di polizia e infine capo della polizia di Uppsala.
 
Nel gennaio di quest'anno, dopo sei mesi di indagini, Lindberg è stato arrestato. Al momento della sua cattura si presume si stesse avviando ad incontrare una ragazza di quattordici anni in un hotel, incontro a cui avrebbero partecipato anche altri uomini. Fu dichiarato che nella sua automobile si trovava una borsa contenente fruste di cuoio, manette e una benda.
 
I primi sospetti sui gusti di Lindberg la polizia li ebbe dopo un caso nel luglio scorso, in cui un sessantenne multimilionario fu trovato morto sotto il balcone in un rispettabile sobborgo di Stoccolma. Stando alla polizia, l'uomo gestiva una rete sessuale illegale per fornire donne a un gruppo di uomini. A quanto pare il giorno della sua morte il sessantenne attendeva l'arrivo a casa sua di una ragazza di diciotto anni. Invece si presentò una banda di uomini che lo picchiarono senza pietà. Poco dopo l'uomo saltò, o cadde o fu buttato dal balcone. Sulla scrivania del defunto, gli inquirenti trovarono il numero di telefono del capo della polizia, Lindberg.
 
Sembra proprio l'intreccio della Trilogia Millennium di Stieg Larsson, o un romanzo di Wallander, con la notevole eccezione che in questo caso il poliziotto wallanderiano architettava il crimine, invece di investigarlo. "Gli antagonisti, nelle storie di Mankell, sono persone tagliate con l'accetta", dice Lars Linder, caporedattore della sezione cultura del quotidiano Dagens Nyheter. "Sono dei farabutti, di solito legati a persone molto benestanti, o a gruppi fascisti. Con Lindberg invece il punto è che era così politicamente corretto all'esterno, ma perverso dentro."
 
La scorsa settimana Lindberg è stato incarcerato, con una pena di sei anni e mezzo, per le accuse di stupro, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Ha ammesso di aver comprato sesso, cosa illegale in Svezia, ma ha respinto le altre accuse. Dopo l'arresto di Lindberg una donna, chiamata Linda, citata dalla stampa svedese, ha affermato di essere stata abusata da numerosi uomini. "Il capo della polizia mi chiamava 'La figlia del tuo paparino'", ha raccontato, "Mi era stato detto che era una persona altolocata, e che se mi fossi rivolta a qualcuno mi avrebbe incastrata." Anche lei sembra quasi emergere, pienamente formata, dalle pagine dei romanzi di Mankell.
 
Lindberg è stato riconosciuto colpevole di stupro aggravato, stupro e violenza, con 28 capi d'accusa per l'acquisto di sesso e uno per averlo favorito. È stato invece assolto per il tentato stupro di minore. Oltre ad averlo imprigionato, il tribunale distrettuale di Södertörn gli ha ingiunto il pagamento di 300,000 corone (circa 31,800 euro) a tre sue vittime, a titolo di risarcimento.
 
Le notizie sulla vita segreta di Lindberg hanno scosso la Svezia. Se una certa diffidenza versa la polizia è piuttosto comune nei circoli intellettuali, apprendere che il principale promotore dei diritti delle donne nella polizia è in realtà uno sfruttatore (e abusatore) seriale di prostitute, è bastato a sconcertare anche i cinici più coriacei.
 
I colleghi di Lindberg, ne sono stati sconvolti, specie le sue sostenitrici femminili. Beatrice Ask, ministro della giustizia, ha definito "devastanti e angoscianti" gli effetti della notizia. Mentre Cecilia Malmström, membro della Commissione Europea, e del commissariato di Uppsala ai tempi in cui Lindberg ne era a capo, ha detto: "Non ho parole. Sono estremamente sconvolta. Questo è un uomo che ha dedicato la sua carriera a combattere per i diritti delle donne. Mi sento male fisicamente a pensarci."
 
Verso fine Luglio, Stoccolma era una cartolina che ritraeva salute, serenità e solido benessere. Lungo i viali immacolati e nei tanti spazi verdi della città, gente che sembrava uscita da una pubblicità di yogurt ne approfittava per rilassarsi al Sole. L'arcipelago più a Sud veniva dolcemente abbrustolito da un cielo sgombro di nuvole. Circondata da insenature d’acqua d'un denso blu, la capitale svedese sembrava luccicare di sentimenti
cristallini e buone intenzioni.
 
Questa è l'immagine della Svezia a cui ci siamo abituati, un'immagine di cui gli stessi svedesi vanno comprensibilmente orgogliosi. È l'utopica visione della Folkhemmet, la "casa del popolo", che, in un modo o nell'altro, gli svedesi hanno coscienziosamente coltivato ed esportato per almeno un secolo.
 
Ma in anni recenti nel Mondo s'è fatta largo anche un'immagine più oscura e disturbante, quella di un'utopia fallita. Negli anni Ottanta la Svezia ha cominciato a far marcia indietro rispetto al suo vastissimo interventismo statale e alle riforme sociali che
nei precedenti cinquant'anni avevano guidato il paese. E agli albori di questa trasformazione, il 28 Febbraio 1986, il primo ministro Olof Palme fu assassinato a colpi d'arma da fuoco per strada da un assassino che non fu mai trovato.
 
Sin da allora, discorsi su un sinistro ventre molle, su un'orrenda verità annidata sotto la superficie splendente della Svezia, hanno afflitto il dialogo nazionale, in particolare negli ambienti culturali. In romanzi di scrittori come Mankell e Larsson, così come nei film di Lukas Moodysson, corruzione, vizio e disperazione imperversavano.
 
Tutti e tre gli artisti (Larsson è morto nel 2004) sono dichiaratamente di sinistra, e raccontano, ognuno a suo modo, la storia d’un sogno tradito, un sbocco in cui i cittadini più vulnerabili sono abbandonati a un sistema spietato. Si noti anche che tutti e tre usano l'archetipo della prostituta abusata come simbolo primario dello sfruttamento capitalista.
 
Lilya 4-Ever, di Moodysson, realizzato nel 2002, è un resoconto assolutamente desolato, basato sulla storia vera di una ragazza di sedici anni di una repubblica ex-sovietica, introdotta in Svezia con l'inganno, dove viene stuprata, imprigionata, e fatta prostituire, finché non compie suicidio. Analoghe vittime impotenti si ritrovano nella narrativa di Mankell e Larsson, dove sono esplicitamente raffigurate alla mercé di forze occulte, malvagie e ben connesse nella stessa società svedese.
 
Ovviamente Mankell e Larsson sono scrittori thriller, dotati della debita licenza artistica che il genere richiede, ma entrambi hanno chiarito che il loro intento creativo è informato dalle loro motivazioni politiche. Mankell ha detto di aver cominciato a scrivere i suoi romanzi su Wallander, in cui un investigatore stanco del mondo combatte contro poteri ben radicati, come una risposta "alla xenofobia e al razzismo" che lui vedeva nella Svezia dei tardi anni Ottanta. "Questi problemi", ha detto, "sono sempre più importanti che non il personaggio di Wallander stesso."
 
E uno di questi problemi era il sessismo. A tal riguardo, Mankell non era proprio una voce che si apriva solitaria un varco nel campo della narrativa. Anche senza lo straordinario successo domestico e internazionale di Mankell, il dibattito su tali questioni avrebbe dominato la politica culturale svedese negli anni Novanta. E di conseguenza, nel 2000, una legge sulla commercializzazione del sesso fu approvata, vista al tempo come una vittoria per il femminismo radicale. Vendere sesso era reso legale, ma illegale comprarlo. In altri termini, la colpa del crimine passava dalla prostituta al cliente, che in molti casi significava dalla donna all'uomo.

(…continua…)

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