Quando i buoni sono cattivi (3)

…prosegue dalle volte precedenti… il discorso si interrompeva sull'anno 2000, quando in Svezia venne introdotta una legge rivoluzionaria, che rendeva legale la vendita del sesso, ma un crimine acquistarlo… a breve, la terza e ultima parte.

Al tempo fu celebrata come una grande sconfitta della prostituzione di strada e della tratta degli esseri umani a fini sessuali, e molti paesi, Inghilterra inclusa, valutarono se copiare il nuovo modello svedese. Sulla scia della legge, la polizia dovette rifocalizzare la propria attenzione e anche riesaminare molti dei propri atteggiamenti nei confronti non solo delle prostitute, ma delle donne in generale. Il poliziotto più attivo, come portavoce nella battaglia per un approccio meno patriarcale era, ovviamente, Lindberg.
 
Molti svedesi con cui ho parlato, hanno suggerito che Lindberg incarnava una diffusa frattura culturale tra retorica ufficiale e comportamento individuale. Come mi ha detto un osservatore privilegiato della scena di Stoccolma: "Alcuni dei politici maschi più decisi sull'eguaglianza di genere sono anche noti come i più attivi inseguitori di donne".
 
Ma Gunnar Pettersson, scrittore e commentatore svedese che vive a Londra, ha una visione differente sul problema rappresentato da Lindberg. "La Svezia possiede due élite", mi ha detto. "L'élite politica ha vedute internazionaliste e neutraliste, mentre l'altra elite, quella industrial-militare, è essenzialmente nazionalista e occidentalista. Tra loro non hanno quasi mai dialogato, specialmente lungo il XX secolo, quando il modello svedese è stato costruito. Il punto, nel caso di Lindberg, è che ha adottato la retorica dell'élite politica mentre apparteneva, per natura e biologia, all'elite industrial-militare, in cui cose come quelle sono considerate stronzate, e le dici solo per far carriera."
 
Se Lindberg abbia una doppia personalità o sia semplicemente un opportunista spudorato, probabilmente è un problema che dovranno risolvere gli psichiatri. Ciò che è di certo più significativo è la falla che questo caso rivela nella logica del politicamente corretto. La teoria che regge la visione del mondo del politicamente corretto è che cambiando il linguaggio si cambia ciò che questo descrive, perché la percezione altera la realtà: espressioni non sessiste, ad esempio, incoraggiano pensieri non-sessisti. Ma se il consenso nei confronti delle opinioni prescritte fosse falso? E se il linguaggio fosse un travestimento, uno strumento conformistico usato per nascondere una verità sottostante e ben più sgradevole?
 
Ciò comporterebbe una variazione originale nell'antica preoccupazione svedese verso la corruzione ben radicata, variazione che però non si troverebbe nei romanzi di Mankell o Larsson. Le sottigliezze non sono mai state il cavallo di battaglia di questi scrittori, e alcuni svedesi hanno trovato piuttosto limitante la loro visione manichea della Svezia.
 
"Sono sempre stato dubbioso e critico verso persone come Mankell e Larsson", dice Lars Linder, "dato che io non sono un estimatore di queste teorie complottistiche. Sono anch'io un vecchio uomo di sinistra, ma non mi piace quando si prende la vecchia Svezia socialdemocratica come se fosse un paradiso, che adesso sarebbe caduto in mano a persone cattive dotate di legami occulti. È semplicistico e nostalgico. Il tipo di abuso di potere osservabile in persone come Lindberg è molto più interessante."
 
Mankell insiste che L'uomo del tormento, pubblicato l'anno scorso in Svezia e previsto in inglese per l'anno prossimo, sarà sicuramente l'ultimo suo romanzo su Wallander. L'intreccio ha ancora una volta per antagonisti degli estremisti di destra. La Svezia è nota per il suo sistema assistenziale inclusivo, per il suo progressismo liberale e il suo spirito egualitario, ed è anche coerentemente posta da Transparency International tra le nazioni meno corrotte del Mondo. Sembra quindi irrazionale che questo paese si specchî solo per vedere così spesso abusi sulle donne, complotti di destra e corruzioni strutturali. Eppure questi restano problemi a cui la cultura svedese è molto sensibile.
 
Alcuni giorni dopo il processo a Lindberg, il ministro del lavoro, Sven Otto Littorin, ha rassegnato le sue dimissioni una volta saputo che un quotidiano stava per pubblicare una storia in cui si affermava che avrebbe pagato una prostituta quattro anni prima. La sua anonima accusatrice ha detto di essere stata spinta dal caso di Lindberg, perché voleva evitare che un potente sfuggisse alle conseguenze delle proprie azioni. Il ministro ha negato di aver mai pagato per del sesso e il giornale, Aftonbladet, non ha presentato alcuna prova, se non il fatto che la donna avrebbe riconosciuto Littorin vedendolo in televisione. Successivamente diversi commentatori hanno messo in dubbio il resoconto della donna, a quanto pare pieno di incongruenze e imprecisioni.
 
Littorin s'è però dimesso, chiamando in causa l'intrusione della stampa nella sua vita privata. Per la prima volta in decenni la Svezia si è trovata in mezzo a uno scandalo sessuale, qualcosa che gli svedesi credevano fosse una stranezza riservata agli inglesi. Fatto sta che molti commentatori hanno trovato la vicenda di Littorin più rappresentativa del caso di Lindberg rispetto alle mutazioni sociali in corso in Svezia. Per Petra Ostergren segna un notevole slittamento nella morale pubblica svedese e mostra quanto sia compatto il consenso effettivamente raggiunto. Ostergren, femminista e nota critica della legge sulla commercializzazione del sesso, è stata ostracizzata da molte delle sue ex alleate nel movimento femminista.
 
"Cinquant'anni fa Littorin si sarebbe dovuto dimettere se fosse stato omosessuale. Oggi noi l'acquisto del sesso l'abbiamo non solo criminalizzato, ma anche stigmatizzato al punto che s'è dovuto dimettere unicamente a causa di un semplice sospetto. Allo stesso modo in cui l'omosessuale è stato normalizzato, così l'eterosessuale che acquista sesso è stato patologizzato. Per soddisfare il bisogno di normalità della società, c'è la necessità di qualcosa che non sia normale. In questo momento si tratta dell’acquirente di sesso."
 
Ovviamente questo non è il modo in cui molte altre femministe vedono la situazione. Per loro è una questione di ineguaglianza e costrizione. Chi lavora nel sesso, secondo la concezione intellettuale vigente, si trova in una posizione debole, socialmente ed economicamente, e senza alcun potere di negoziazione nei confronti del fruitore. Quindi non può affermare di agire di libera iniziativa, in particolare, ovviamente, se la vittima è stata fatta immigrare clandestinamente e tenuta prigioniera.
 
Ostergren controbatte che la gran maggioranza di chi lavora nel sesso non corrisponde a questa descrizione, e in ogni caso la prostituzione forzata o quella scelta liberamente sono faccende completamente separate. "Siamo in grado di distinguere tra un matrimonio consensuale e uno non consensuale e forzato", afferma. "Perché nella prostituzione non possiamo fare questa distinzione?"
 
Rispondendo alla propria stessa domanda, Ostergren illustra la discutibile moralità che informa alcune iniziative strategiche nella società e nella politica svedesi. Lei ritiene che fondamentalmente ciò che molti svedesi trovano sgradevole nella prostituzione è la sua natura trasgressiva, anti-igenica e incontrollata. E cita l'ampio programma di sterilizzazione sovrinteso dai Socialdemocratici sino agli anni Settanta a dimostrazione di un impulso, presente tra i progressisti, di ripulire e rimuovere forzosamente gli aspetti indesiderabili della società.
 
"È tutto parte di un duraturo progetto mirato alla perfezione e alla modernizzazione", afferma. "Non c'è spazio per la tossicodipendenza, la prostituzione o gli uomini che comprano sesso. C'è il desiderio profondo di voler essere una nazione superiore. E noi amiamo esportare quest'immagine. Amiamo poter fare la morale agli altri."
 
I segreti della Svezia, mi ha spiegato Kjell Nordström, sono eguaglianza, modernità e consenso. Nordström, un professore d'economia alto e stempiato, è una sorta di guru del business, e dirige un istituto di consulenza sul "capitalismo funky" [sic!]. L'ho visitato nel suo ampio appartamento, degno di poter comparire su qualche rivista immobiliare, sulla verde isola di Djurgården, situata nel centro di Stoccolma. È una località magnifica le cui vedute panoramiche, bisogna dirlo, non includono le viscere oscure che tanto ama la narrativa.
 
Nordström è uno dei critici della legge sulla commercializzazione del sesso, sulla base concreta che non funziona. Secondo alcune statistiche, la prostituzione sta quasi tornando ai livelli in cui era al momento dell'introduzione della legge. Ma Nordström è interessato anche ai mezzi concreti con cui gli svedesi possono trovare un accordo sulla questione.
 
"Il conflitto", ha notato amichevolmente, "qui non può proprio esistere. Abbiamo avuto 202 anni di pace, e la pace ti rende un po' strano." Nella prostituzione è l'ineguaglianza, e quindi la sua arretratezza, ciò che offende gli svedesi, spiega. Per ottenere un accordo sulla questione, quindi, "bisogna trattare il sesso commerciale in un modo che sia effettivamente neutrale dal punto di vista del genere".
 

Ho provato a immaginare cosa ciò potesse comportare, ma l'antiquata divisione di genere tra maschi e femmine mi ha sconfitto. Così è toccato a Nordström darmi una spiegazione: "Bisogna avere un bordello in cui uomini e donne lavorino l'uno accanto all'altro. Devi dimostrare che hai modificato il concetto perché venga accettato. Qui la gente non è contro il sesso. È una società in cui puoi effettivamente parlare di sesso, e in cui è facile farlo. Ma non puoi ottenere sesso che sia una forma di sfruttamento perché, per definizione, per comprare un'altra persona devi usare il tuo potere. Quindi è necessario spiegare come mai non si tratti di una forma di sfruttamento".

(…continua…)

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