Quando i buoni sono cattivi (4)

Ultima parte…

A differenza di molti svedesi, specialmente nell'elite intellettuale, Nordström non crede che il progetto svedese stia arrancando. Mi ha guidato lungo un riassunto accelerato del miracolo economico che ha dato forza alle riforme progressiste del XX secolo. Nel XIX secolo la Svezia era molto povera, con un terzo della popolazione era alcoolizzata. "Eravamo una piccola Russia". Negli anni Venti nacque l'idea di una socialdemocrazia che portasse dalla culla alla tomba, in cui un'alleanza tra industriali, sindacati e Stato avrebbe generato uno stato sociale universale. È stato in questo momento che ha cominciato a circolare per la prima volta l'idea della "casa della gente", una socialdemocrazia in cui la ricchezza delle industrie veniva ridistribuita per il bene comune.
 
Durante la guerra la Svezia restò neutrale, e non venne né occupata, né bombardata, e al suo termine era uno dei pochi paesi d'Europa con una industria manifatturiera pienamente funzionante. Esportando qualunque cosa, dai cuscinetti a sfere alle centraline telefoniche, s'avviò veloce per una duratura ascesa verso la prosperità. Negli anni Settanta veniva citata tra le prime tre più ricche nazioni al Mondo. Il denaro che affluiva veniva reindirizzato verso la costruzione di quello che forse era il più ambizioso sistema di previdenza sociale al Mondo, con un'assistenza assai generosa per bambini, malati e pensionati. Nel 1973, contemporaneamente a un periodo di tasse proibitivamente alte, la crisi petrolifera colpì l'economia. Tre decenni di crescita si arrestarono e negli anni Ottanta il governo cominciò ad allentare il suo rigido controllo sui mercati.
 
Ringiovanita, l'economia riprese ad espandersi, ma nell’animo svedese era penetrato un senso di disincanto, specialmente nella sinistra utopista. I numerosi dubbi e scontenti pare siano venuti a convergere con l'assassinio di Olof Palme, quello che resta l'evento determinante nella storia della Svezia del dopoguerra. Il suo impatto fu più grande, relativamente parlando, dell'assassinio di Kennedy. Mankell una volta ha scritto un racconto su Wallander, titolato <i>La piramide</i>, in cui esaminava le ansie liberate dall'omicidio di Palme, e Palme compare anche ne <i>L'uomo del tormento</i>. Nei prossimi mesi di quest'anno, inoltre, Mankell mettere in scena un pezzo teatrale che ha scritto su Palme, titolato <i>Politik</i>.
 
Palme era una figura singolare. Nato in una famiglia della classe alta, scelse le vesti della modestia e della frugalità, pur conservando al contempo un senso nobiliare del diritto: è famoso per aver preteso che il traghetto tornasse al porto, quando perse l'ultimo disponibile durante un viaggio verso la sua seconda casa. Era un internazionalista che difendeva fieramente gli interessi svedesi, e un neutralista che corteggiava l'Unione Sovietica mentre parteggiava con discrezione per l'Occidente. Si poneva all'intersezione tra due differenti, spesso contrarie, correnti del pensiero liberale: la doppia tensione verso un positivo intervento statale e una crescente libertà individuale.
 
Mentre una sera tornava a casa con sua moglie lungo Sveavägen (l'equivalente svedese di Piccadilly, per intenderci) Palme fu ucciso da un misterioso uomo armato che sparì nella notte. In mancanza di un sospetto, e a causa di indagini disastrose da parte della polizia, si spalancò una congerie di teorie del complotto, alcune incoraggiate dalla stessa polizia, in cui fu tirato dentro chiunque, dai banditi curdi, a Saddam Hussein, alla C.I.A.
 
Non aiutò il fatto che la principale testimone, Lisbet, vedova di Palme, rifiutò una piena collaborazione col tribunale, per motivi che mai furono spiegati. La sua testimonianza portò alla condanna di un violento teppista di strada, un alcoolizzato di nome Christer Pettersson. Pettersson aveva una precedente condanna per omicidio per cui, tipico esempio della mitezza della giustizia penale svedese, aveva dovuto scontare appena sei mesi di prigione. Fu condannato all'ergastolo, ma subito rilasciato quando la sentenza fu rovesciata in appello.
 
L'incapacità di catturare il vero colpevole comportò che la ferita subita dalla Svezia, o il "trauma nazionale", come spesso viene chiamato, restò aperta per molti anni a venire. Ancora oggi la cicatrice e l'ostinata paranoia complottista continuano a far sentire il loro effetto sull’intelaiatura della tenzone politica.
 
La piú emblematica tra queste polemiche è quella, ancora in corso, sulle incursioni sottomarine nelle acque svedesi durante gli anni Ottanta. L’origine dei sottomarini che si sapeva si nascondevano sotto le coste svedesi, è stata oggetto di una lunga disputa. La maggior parte dei media li ritenevano sovietici, mentre altri sospettavano appartenessero alla N.A.T.O. Ancora una volta ricorre la disturbante immagine di qualcosa d’imprevisto che giace sotto la placida superficie. Mankell non è l’unico a ritenere che queste incursioni, che cita sia in L’uomo del tormento che in Politik, costituissero un grosso scandalo nazionale. Ma in tal caso, allora dovrebbe essere stato Palme, il grande eroe della sinistra, a provare il disagio maggiore. Ci sono prove crescenti che alcune incursioni, se non tutte, erano di sottomarini N.A.T.O., e voci insistenti nei circoli diplomatici affermano che Palme conoscesse e accettasse tali presenze, come mezzo per poter ottenere protezione dall’Unione Sovietica.
 
Sicuramente Palme era un politico flessibile quando aveva bisogno di esserlo, non ultimo nel campo della politica sessuale. Negli anni Settanta filtrarono notizie che il suo ministro della giustizia, Lennart Geijer, fruisse spesso e volentieri della prostituzione. Nonostante le informazioni fossero dettagliate, quando Palme ne venne a conoscenza, negò strenuamente i fatti e il giornale che aveva pubblicato la storia fu costretto a presentare una pagina di scuse. È significativo che uno degli antagonisti in La falsa pista, uno dei romanzi di Mankell, sia un ministro della giustizia degli anni Settanta parte di una rete di prostituzione che abusa sessualmente e fisicamente delle donne… proprio le accuse fatte a Lindberg. Il personaggio, somigliante a Geijer, è accusato di aver ucciso l’idealismo della politica svedese. Sarà quindi interessante vedere come Mankell giudicherà il capo di Geijer, Palme, nella sua nuova prossima opera.
 
Kjell Nordström sostiene che la nostalgia per gli anni di Palme è una tensione per il ritorno a una Svezia più semplice con un maggior controllo statale. “Ci sono persone a cui mancano i bei vecchi tempi in cui potevi organizzare un incontro, negoziare e quindi mettere in pratica le decisioni. Ma noi non siamo piú un piccolo paese omogeneo. Dobbiamo trovare altre strade.”
 
Nordström sospetta anche che questo vagheggiamento di una leggendaria età dell’oro dell’integrità è anche un effetto della crisi d’identità del maschio svedese. “Gli uomini stanno perdendo le proprie posizioni. Le donne hanno fatto giganteschi passi in avanti negli ultimi quarant’anni. Ci sono diversi campi in cui, al giorno d’oggi, è difficile essere un maschio, dove un tempo c’era un linguaggio maschile e dove oggi ci sono donne forti e potenti, sostenute dalla legge.”
 
Il capo di Lindberg era una donna, nota Nordström, e al lavoro era circondato da donne. “Però”, prosegue versandomi un altro bicchiere di vino fresco, “l’accademia di polizia non l’aveva addestrato per vivere e gestire queste condizioni”.
 
Questa, in parole povere, è l’analisi svedese che alla fine vince contro l’ansia complottista e quella sinistra che passa il tempo a torcersi le mani nell’ansia: se c’è il problema, stabiliamo un addestramento migliore per risolverlo. Per certi versi, e forse per molti versi, è un atteggiamento ammirevole. Dopotutto, ci racconta la fiducia progressista nel miglioramento, se non della perfettibilità, dell’umanità. Ma questo approccio pragmatico alla soluzione dei problemi rischia anche di concentrarsi sulla soluzione senza affrontare realmente la sostanza dei problemi.
 
In tal senso quella Svezia che si preoccupa dell’oscurità sotterranea può avere le sue ragioni. Soltanto che sta guardando nella direzione sbagliata. Non deve per forza trattarsi del sistema, o dello Stato, o della polizia, o delle profondità marine. Può trattarsi semplicemente della propria interiorità. Qualunque sia la ragione che ha portato Lindberg, capo della polizia, ad avviarsi con fruste e manette ad un’appuntamento con un’adolescente, sicuramente non l’ha fatto perché gli mancava un addestramento adeguato.

(fine)

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