Il telefono senza fili

Di fronte alle notizie di giornali e tivù, specie di fronte ai titoli, una delle primissime regole è trasformare automaticamente tutti gli indicativi in condizionali, le certezze in congetture.
Per il resto, una lunga frequentazione e un allenamento alla lettura critica consentono di sviluppare un certo intuito per capire con una po' di abilità e rapidità se ci sia o meno puzza di bruciato.
È poi l'eventuale approfondimento personale, per chi ha la voglia di farlo, a confermare o smentire, o anche solo a produrre un'idea più precisa magari anche restano il dubbio.

Prendiamo ad esempio questa storia, di una settimana fa: "SMS mafiosi" a Quelli che… il calcio.
Ecco, questa è una di quelle notizie che già solo a sentirle il bufalometro (rubo sfacciatamente ad altri questa pregevole espressione) dovrebbe cominciare a lampeggiare allarmato. Ovviamente tutti i titoli dànno per scontato che il fatto sia vero, reale, accertato, acclarato, inoppugnabile, novità dirompente scandalosa signoriamia madoveandremoafinire:
– «Quelli che il calcio» trasmetteva sms per i boss
– Sms mafiosi a "Quelli che il calcio"
– Mafia, gli sms a “Quelli che il calcio…” usati per comunicare
– Così boss comunicano con esterno
– Sms a "Quelli che il calcio", erano messaggi per i mafiosi
E così via.
Che bello se il mondo fosse davvero composto di sole certezze!
E invece basta andare al di là dei titoli, basta leggere un po' oltre, persino negli stessi articoli, per capire che le cose forse sono un po' diverse, e che c'è persino chi lo spiega.
Ad esempio Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, quindi non certo l'ultimo pirla sull'argomento:

Per il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso non esiste alcun 'caso' di sms ai boss tramite trasmissioni televisive. ''Non si è accertato nessun caso concreto – dice – in cui sia avvenuta la ricezione, in carcere, di tali sms È una ipotesi astrattamente possibile segnalataci anni fa dal Dap. Non sappiamo nemmeno se la segnalazione riguardava detenuti al 41bis o detenuti comuni e, comunque, è una cosa vecchia che non desta allarme''.

"Non si è accertato nessun caso concreto".
Quindi non solo si tratta di una notizia generica di anni addietro, forse forse forse vera ma forse falsa; ma addirittura non si sa nemmeno se la mafia c'entrasse oppure no

Simona Ventura, responsabile della trasmissione, dimostra di essere meno fessa di tanti altri, e in un'intervista sulla questione riporta in effetti le cose come stanno. Ma la stessa giornalista che le fa le domande non sembra saperla o volerla ascoltare, e il dialogo prende una piega non si sa se più surreale o assurda:

– Signora Ventura, non aveva mai pensato ai rischi della tv interattiva?
– Francamente no. L'interattività è il futuro, chi fa televisione lo sa bene, deve aprirsi al mondo esterno: chi ti guarda è sempre più protagonista. Poi l'idea degli sms per noi non è una novità, li lanciavamo già con Gene Gnocchi, sono le dediche alla radio di una volta. Abbiamo sempre ricevuto tanti messaggi".
– Invece in questo caso erano mirati.
– Ho piena fiducia nella magistratura che fa benissimo il suo lavoro, e ho letto la dichiarazione del procuratore antimafia Grasso: "Ipotesi possibile ma nessun caso concreto". Loro faranno le indagini e scopriremo la verità. I messaggi spariranno dal programma, c'inventeremo un altro modo per coinvolgere il pubblico. Il nostro è sempre stato trasversale: giovani, laureati, anziani, ora scopro anche i boss con i loro parenti".
Una volta usavano i pizzini, oggi la tv.
– Si sono evoluti, d'altronde viviamo in un mondo tecnologico".

Dunque. La Ventura ha appena detto che non c'è nessun caso concreto, che è tutto da vedere, che bisogna andarci cauti. E la giornalista che fa? Replica: "Una volta usavano i pizzini, oggi la tv". Cioè, ma ha ascoltato cosa ha detto la Ventura oppure no? Ma ha capito che è ancora tutta una grandissima ipotesi? Che non è ancora chiaro se la tv la usassero oppure no?

"Buongiorno signora, sono qui per intervistarla sul caso dell'omicidio di suo figlio… mi può dire cosa prova in questo momento?"
"Omicidio?! Osantiddìo, mannò, non c'è stato nessun omicidio, si sono inventati tutto i tiggì partendo dalle chiacchiere delle comari del paese qui accanto! Sa com'è il passaparola, qui in paese stanno sempre tutti a fare il telefono senza fili! Mio figlio sta bene, sta benissimo, si è solo sbucciato un ginocchio, è caduto mentre correva in edicola a comprare l'ultima novità sui Gormiti."
"Ho capito, signora. Ma chi è stato ucciderlo? Un pitbull rabido randagio abbandonato d'estate sull'autostrada? Un predatore sessuale legato alla setta dei satanisti terroristi con oscure protezioni nelle alte sfere? Un immigrato clandestino rom spacciatore drogato ubriaco al volante?"
"Ma non mi ha ascoltato? Le ho appena detto che mio figlio… ah, be', adesso vedrà direttamente… Luiginooooo! Luiginooooo, vieni un attimo qui dalla mamma!"
tap tap tap tap
"Ecco, vede? Vivo e vegeto, e sano più di un pesce! Luigino, non fare il maleducato, dài, saluta la signora giornalista!"
"Buongiorno, signora giornalista…"
La giornalista si china verso Luigino, sempre più intimidito, e lo osserva con fare indagatore e un po' incredulo. E poi chiede:
"Ciao, Luigino, io sono una giornalista. Vero che a me me lo dici chi è stato ad ammazzarti?"

Ovviamente e al solito, nonostante qualche scettico solitario e sparuto, la notizia degli SMS mafiosi è stata presa per buona un po' da tutta la rete.
La maggior parte dei commenti, poi, si beava del consueto luogo comune "in carcere stanno in vacanza", "si guardano anche la tv", "gli paghiamo la villeggiatura" sbroc sbroc sbroc. Probabilmente nessuno di questi saputi fustigatori della decadenza e del buonismo ha mai avuto l'onore di fare anche solo una passeggiata pei corridoî entro qualche penitenziario.
Sarebbe interessante, a mo' d'esperimento e dato che ritengono tanto piacevole la vita dietro le sbarre, di far fare loro almeno un mesetto in cella. Ho la vaga impressione che cambierebbero rapidamente idea, ben prima che il mese finisca

Ovviamente e al solito, l'allarme, che sia del tutto o parzialmente fondato, fa seguire a cascata provvedimenti d'emergenza, scomposti e privi di alcuna riflessione pregressa, tanto per far vedere che "si fa qualcosa". Cosa, poi, non importa cosa.
Provvedimenti che però vanno a riguardare tutti, colpevoli (quando esistono) e innocenti.
Già si potrebbe deplorare il principio in sé per cui un totalitario dominio della paura va a erodere, anche se per frazioni minime, la libertà di tutti: per questo caso specifico c'è chi l'ha fatto, e a ragione. Poi, certo, l'eliminazione della trasmissione dei messaggi sottopancia nelle trasmissioni TV è un "disagio" meno che minimo.
In altri casi, però, le conseguenze possono essere molto più concrete e pervasive, che siano provvedimenti assolutamente sproporzionati (e inutilmente costosi) contro la minaccia del terrorismo, o la produzione di leggi illiberali o inapplicabili o gli straripamenti burocratici e disciplinari per una "difesa dei più deboli" molto interessata.
Un caso unico e recente, e nemmeno troppo eclatante è stata l'introduzione (mancata…) dei body scanner negli aeroporti, o financo nelle stazioni ferroviarie, che invece, si è saputo da poco, finiranno ignominiosamente a prendere la polvere in qualche magazzino, dopo essere presumibilmente costati svariate centinaia di migliaia di euro.
Tanto strombazzata fu l'introduzione quanto poca attenzione è stata riservata all'ingloriosa fine di questo salvifico marchigegno antiterroristi. E pensare, poi, che internet ai tempi pullulava di entusiasti di questa costosa e farraginosa forma di tecnocontrollo, tutti felici di dichiarare che "chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere", tutti dimentichi che, per dire, al diabolico bombarolo sarebbe bastato mettersi proprio nella coda per il body scanner e farsi saltare prima del controllo, in un tripudio di carni e preziosi circuiti elettronici insanguinati. O andare alla fermata dell'autobus, ancor più semplice.

Ovviamente e al solito, la politica non ha potuto ignorare la ghiotta occasione per far propaganda sul nulla. A dimostrazione che lo sfruttamento della disinformazione non è monopolio della tele-maggioranza di Berlusconi, anzi, tutt'altro, ecco una stupefacente dichiarazione di un esponente di nientemeno che l'Italia dei Valori. Trattasi di Luigi Li Gotti, capogruppo dell'IDV in commissione giustizia al Senato, già militante per trent'anni nel Movimento Sociale Italiano (gli eredi del fascismo, per esser chiari), già in forza ad Alleanza Nazionale sino al 2003, poi passato con l'IDV alle fila dipietresche dell'antiberlusconismo duro & puro:

''Il metodo con cui i boss in regime di 41 bis comunicavano con l'esterno […] dimostra la grande vitalita' delle organizzazioni criminali. L'auspicio è che quanto emerso serva da monito a governo e maggioranza affinché non venga indebolita la normativa contro le mafie ma che, anzi, venga rafforzata con norme e segnali univoci, quelli che per l'appunto mancano'' […] ''Si è avuta l'ulteriore conferma che non ci si può permettere alcun indebolimento degli strumenti normativi di contrasto alla criminalità organizzata laddove, invece, negli ultimi mesi si è discusso, e ora si riprenderà a discutere, di una legge pericolosissima come il ddl sulle intercettazioni. Sappiamo benissimo […] che se non saranno apportate modifiche al testo approvato al Senato sarà impossibile intercettare con le microspie nelle celle dei mafiosi, mentre abbiamo visto che i mafiosi, in barba allo Stato, si inventano sempre nuovi sistemi per comunicare con l'esterno''.

Si parte da una notizia molto probabilmente infondata che però viene passata per certa e acclarata, per poi dar stoccate sulla questione politica del momento, assimilando per vaga somiglianza due cose che non è detto siano legate; specie se la prima è ancora e tutta da verificare.
Certo contro la mafia non ci dev'essere troppa pietà. E sarà poi anche vero che il famoso o famigerato DDL intercettazione è una pessima legge (personalmente non lo so, non ho mai approfondito la questione, quindi preferisco non sbilanciarmi), ma è davvero onesto dare l'assalto cavalcando spregiudicatamente e senza farsi domande allarmi effimeri, opinabili e probabilmente frutto delle tante piccole e grandi bolle mediatiche in cui viviamo quotidianamente immersi?

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One Response to Il telefono senza fili

  1. LEXDC says:

    E' DIFFICILE IL MONDO DELL' INFORMAZIONE AL TEMPO DEL REGIME PUBBLICITARIO.

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