Internet, blogger, facebook e altri animali

Tanto per cambiare arrivo all'ultimo momento, quando ormai la questione, che pure è di neanche una settimana fa, sarà stata completamente dimenticata, in favore di altri allarmi epocali del momento con cui esercitare quell'indignazione che ci fa sentire buoni.

Vediamo.
Arriva al suo termine una direttiva europea che regolamenta la vivisezione, dopo un iter al solito non poco lungo, direttiva che va a sostituire la precedente, del 1986.
Ebbene, in rete si scatena il solito passaparola catastrofista, appelli firmate aderite boicottate protestate facciamo sentire la nostra voce!!!!1111unounoundici
Punto caldo pare sia la possibilità di usare gli animali randagi negli esperimenti.

Ora, chi si fosse imbattuto nei suddetti appelli apocalittici, è rinviato a tre link:

1. Quei cattivoni dell’UE che vogliono male al mio gattino.
Post dall'interessante (non sempre, eh!) blog di Mattia Butta, che analizza nel dettaglio diversi articoli della direttiva.
Per chi non ha voglia di leggersi l'intero post e sceglie di basarsi sulla fiducia, ecco le conclusioni:

L’appello è per larga parte fuorviante ed è confezionato allo scopo di creare scandalo gratuito. Leggendo la direttiva ci si trova davanti un testo concepito per tutelare quanto più possibile gli animali, compatibilmente con l’attività di ricerca.
Poi possiamo parlare per ore se sia meglio fare ricerca suglia animali o far morire i cristiani (vista la qualità della gente che conosco, propenderei per la seconda). Ma di certo non si fa una corretta informazione scrivendo un appello con stringate frasettine che stravolgono il senso di quello che c’è scritto nella norma.

2. Mai fidarsi del reblog.
Post tratto dal blog "Sei Un Idiota Ignorante".
Il post è scritto nello stile del blogger in questione, quindi con gradassa provocatorietà sopra le righe, con fantasia e un po' di turpiloquio sparso. Astenersi lettori ipersensibili e incapaci di andare al di là della forma.
Però i contenuti sono condivisibili in toto, e poi l'autore è uno che nella ricerca scientifica ci lavora, motivo in più per leggerlo, visto che non parla a vanvera.

3. Direttiva europea sulla vivisezione: tutta la storia
Questo è un link che ho sottratto direttamente dal post di cui sopra.
In pratica, per chi vuole informarsi come si deve, c'è la lunghissima storia di tutta la direttiva. Il documento si trova su un sito che networka animalisti, vegetariani, vegani e simili, insomma gente a cui la vivisezione non dovrebbe star mica tanto simpatica. Ebbene, ecco cosa concludono:

Come già detto nell'introduzione, a causa della disparità di forze tra l'industria della vivisezione e gli attivisti antivivisezionisti, l'obiettivo finale, il solo che vogliamo, dell'abolizione della vivisezione è ancora lontanissimo, ed è molto difficile anche ottenere dei passi avanti per far uccidere meno animali.
Nonostante questo, grazie all'impegno serio e costruttivo di alcune associazioni, e al sostengo di tantissime persone in tutta Europa, è stato possibile porre un freno ai danni che stavano facendo i vivisettori e alla loro influenza sugli eurodeputati, ottenendo a livello europeo qualcosa di positivo, dei piccoli passi nella direzione giusta, anche se rimane molto deludente che siamo ancora così lontani dagli obiettivi anche minimi che vorremmo.

Ora, dal punto di vista strettamento soggettivo-individuale-emotivo, non ho mai avuto alcun interesse per gli animali non-umani (già per quelli umani non è molto alto…).
Però, cercando di mettermi da un punto di vista più ampio, credo che se sia possibile evitare di far soffrire altri animali vada fatto, ci si debba provare, che sia nei confronti di bipedi, quadrupedi, pennuti, ungulati, proboscidati, celenterati e quant'altro.
Che poi giusto qualche giorno fa ho terminato di leggere Etica pratica, di Peter Singer, uno dei fondatori di un'etica che includa anche gli animali non-umani. Scrivo apposta "etica" e non "diritti animali", perché Singer stesso non adotta un approccio etico basati sui "diritti", e già questo me lo rende simpatico. Ma qui si aprirebbe un discorso che ci porterebbe lontani…
Be', in alcune pagine del suo libro Singer descrive degli esperimenti su animali, pagine non molto piacevoli, che credo dovrebbero far venire qualche dubbio anche al più granitico sostenitore di una differenza fondamentale tra uomini e bestie, con le seconde puri oggetti in mano ai primi.
Faccio però una precisazione, ed è una precisazione importante.
Credo si possa e quasi si debba fare una distinzione tra pratiche come la vivisezione, che è una forma di tortura, e test per vedere se il cane si mette a sbavare quando suona il campanellino.
Ma questo non perché ritengo l'animale ancora sufficientemente "inferiore" da poter essere usato in test. Al contrario. Così come vengono "usati" esseri umani in semplici esperimenti psicologici, che ovviamente non siano forme di torture, allo stesso modo di possono "usare" animali non-umani.
Immagino una possibile obiezione: anche se non viene arrecata sofferenza, c'è comunque un "uso" dell'animale, quindi si tratta di uno "sfruttamento". Ma uso e sfruttamento sono concetti opachi, scivolosi. Per questo li ho messi tra virgolette. Una logica che vede ovunque il fantasma dell'uso e dello sfruttamento, anche in assenza di sofferenza arrecata, rischierebbe di distruggerere alle fondamenta qualunque possibilità di contatto tra uomini e altri animali. Ad esempio dovrebbe essere messa in discussione la condizione degli animali domestici: non sono forse anch'essi tenuti tra gli uomini a fini d'uso affettivo? Strumento della soddisfazione umana?
La differenza è tra una concezione che ritiene possibile mettere uomini e altri animali sullo stesso piano, sia nella difesa dal dolore che nell'interazione reciproca; e una concezione sacrale che continua a vedere l'animale non umano come un ente radicalmente altro, da non contaminare e sempre a rischio, minacciato da soprusi umani, veri o presunti.
La differenza è tra una concezione che dà la priorità alla varietà delle situazioni individuali, al di là delle categorie di appartenenza, e una concezione che fa precedere le categorie agli individui, immaginando sistemi rigidi di interazione non per individui ma per categorie.
Anche per questo non sono aprioristicamente contrario alla presenza degli animali negli spettacoli.
Ovviamente, poi, una cosa è una corsa di cavalli, un'altra è una corrida dove l'animale viene tormentato & ammazzato.

Tornando alla faccenda della vivisezione e della direttiva europea…
Non c'è da sorprendersi se appelli disinformati e sgangherati circolano tra blog o su Facebook.
Ma non lo è nemmeno se lo stesso fa anche la stampa ufficiale, quella che però si fa pagare, che si trincera e si governa dietro l'ordine dei giornalisti, quella che si fregerebbe d'offrire "informazione di qualità", quella che dovrebbe e vorrebbe differenziarsi da quanto fanno i blogghettari.
Come si è visto sopra, la direttiva europea, per chi vorrebbe eliminare vivisezione e simili, non è una soluzione definitiva, ma almeno è un passo avanti rispetto alla situazione precedente.
Sarebbe stato quindi sensato e corretto scrivere articoli titolati tipo:

Vivisezione, direttiva Ue
Timidi passi avanti tra polemiche e nuove restrizioni

Non mi sembra sia così difficile.
Ma di questi tempi l'informazione che vende è quella vittimistica, se non paranoide, che fa strame dei fatti pur di dipingere il povero popolino innocente ingannato perseguitato dai kattivi al potere.
E allora ecco che Repubblica, che nel gioco delle parti sta sempre coi deboli, donne bambini precarî disoccupati malati indigeni indigenti animali balene e vegetali (che però  siano di razza pura non geneticamente modificati), ecco che Repubblica pubblica un articolo che, certo, nei contenuti sarebbe anche potuto essere peggiore ma, appoggiandosi all'immagine strappalacrime di mamma cagna cogli occhi lucidi e la cucciolata al seguito, non esita a concentrarsi su uno degli aspetti marginali della direttiva, sparando cose tipo "Sì ai randagi come cavie" o Se avete un cane o un gatto, sarà meglio comprare un collarino identificativo. Con la direttiva europea sulla sperimentazione animale approvata ieri, gli animali randagi rischiano di finire sotto il bisturi.
Seguono, sotto l'articolo, più di cinquecento commenti in cui il buon popolo, sempre dalla parte della Giustizia e della Verità, inveisce manifestando la propria sacra ira contro il Male.
In attesa di dimenticarla prontamente e altrettanto prontamente riciclarla per il prossimo scandalo, il prossimo allarme, il prossimo appello, che sia vero o finto, fondato o infondato, sensato o insensato.

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One Response to Internet, blogger, facebook e altri animali

  1. utente anonimo says:

    Sull'opacità del concetto di sfruttamento, ricordo che per anni sostenni convintamente l'idea che cercare la compagnia delle persone obbedendo al proprio principio di piacere corrispondesse a sfruttarle e andasse evitato. Basta pensare all'investimento di tempo che si richiede loro, all'intrinseca violenza insita nell'attaccare bottone con chi è affaccendato in altro per accorgersi che, con la giusta dose di estremismo, è anche un'idea sostenibile.lamb-O

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