Quelli contro la violenza

Questa volta la politica non ha detto neppure una parola.
È stato uno dei suoi livelli immediatamente sottostanti, quello dei facitori di cronaca e opinioni sui e dei media, a premurarsi di produrre un discorso, a definire collettivamente ciò che è successo, a darvi una voce e un senso condivisi dal pubblico.
In maniera un po' rabberciata, senza troppe grandi certezze, trincerandosi dietro classici termini come "tragedia" e "follia", perché l'epilogo della vicenda ha tradito un po' tutte le narrazioni precostruite su dove stiano il bene e il male (per chi crede che esistano).
Inevitabile quindi il silenzio della politica, che ben poco, stavolta, ha avuto da monetizzare.
La politica non ha detto né promesso (minacciato) nulla, perché, anche se le indagini sono ancora da concludere, almeno per quel che si sa ora, il colpevole del delitto non è stato Facebook, non è stato YouTube, non è stato internet; non è stato un estraneo mostro maniaco deviato a piede libero per colpa dell'indulto o dei giudici buonisti; non è stato uno straniero zingaro slavo rom rumeno clandestino che non appartiene alla nostra civiltà; non è stato il branco dei giovani senza valori drogati emo nichilisti incapaci di distinguere realtà e finzione per colpa di videogiochi manga cartoni animati.
Abbiamo evitato così le dichiarazioni roboanti del "bisogna fare qualcosa", del "emergenza da risolvere" dell'"allarme dilagante".
Abbiamo evitato provvedimenti per alzare nuovi muri in rete, virtuali fili spinati e torrette di sorveglianza digitali per segregare un po' meglio maggiorenni e minorenni su internet, niente nuovi filtri, niente nuovi codicidiautoregolamentazione, niente bottoni antipanico. Almeno, non questa volta.
Niente leggi speciali, inasprimenti delle pene, smantellamenti delle garanzie giudiziarie, niente tolleranza zero per clandestini e immigrati. Almeno, non questa volta.
Perché questa volta il colpevole era, almeno per quanto si sa finora, lo zio. Risultato che spariglia le carte, risultato che non può essere inquadrato in qualche narrazione generale, nonostante la quantità di omicidi e violenza che si consuma in famiglia non sia certo poca. Ecco perché si ricorre a termini come "tragedia" o "follia". Il Fato, un destino imponderabile, eventi imprevedibili.
E non si possono certo far leggi o provvedimenti per separare e isolare a priori dentro la famiglia maggiorenni e minorenni, zii e nipoti, padri e figli, cugini e cugini.
Almeno, non ancora.
Magari un giorno avverrà, quando il dominio della paura avrà penetrato anche quest'ultimo fortilizio, la famiglia, che ora si proclama essere il primo luogo che andrebbe difeso da minacce esteriori, ignorando quanto siano più grandi le fragilità che può coltivare al suo interno; e come siano queste ultime ad andare ad alimentare la pervasiva ossessione per la sicurezza che, concretizzandosi in isolamento e controllo, produce per effetto perverso ulteriori fragilità, in un ciclo a spirale.

Ma se la politica tace, il popolo parla.
Il popolo, quello che ha paura, che si sente indifeso e vittima contro i mostri là fuori. Che esige sicurezza. Che desidera giustizia. Che vuole fermare la violenza. Che è sempre pronto a levarsi indignato contro ogni forma di violenza.
C'è chi ha realizzato un video, in rete, raccogliendo le voci di questi nemici della violenza, per dar loro meritata visibilità, e dando loro un volto.
Un video che credo non esiga commenti perché, come tutte le cose ben fatte, parla già da sé con le vie di fatto.

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I commenti del gruppo di Facebook "Lasciate lo zio di Sarah alla folla" recitati da due robot professionisti. Le immagini sono quelle degli autori dei commenti.

 

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One Response to Quelli contro la violenza

  1. utente anonimo says:

    Quel video lì mette in pratica un'idea che avevo avuto qualche anno fa
    du situazioni di questo tipo,
    anche se allora non c'era facebook a facilitare il compito.
    E' ottimo ma insostenibile dopo un'pò:
    sarebbe divertente trasmetterlo al cinema al posto o assieme
    ai trailer prima delle proiezioni per mettere un'pò a disagio
    gli spettatori

    JB

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