vietato fumare

E insomma, l'altro giorno, qualche giorno fa, mi trovavo in biblioteca, quella comunale, non una biblioteca universitaria, quindi niente discriminazioni d'accesso.
Ed ero casualmente allo stesso tavolo con quelli che proprio sembravano studenti delle scuole superiori, o almeno questo evincevo dai libri in studio, sparsi libri di materie sparse ed eterogenee, inglese e storia e quant'altro.
E probabilmente erano verso gli ultimi anni, sulle loro pagine addocchiavo il Seicento europeo, o qualcosa del genere.
Ed erano due tipe e una tipa, i posti al tavolo erano quattro, e il quarto lo occupavo io.
E a un certo punto il tipo chiedeva alla tipa lumi d'inglese, spiegazioni, aiuto, ma l'aiuto giungeva ingarbugliato, tra lui che sembrava poco capire e lei non bene come spiegare. Ma forse, chissà, era solo tentativo astuto, di lui o di lei, per approfondire la conoscenza reciproca, la confidenza, mercé lo studio parlarsi un po' di più del solito, e poi chissà.
La terza, la tipa, l'amica, se ne stava in silenzio discreta a studiar per suo conto.
E poi, quasi di colpo, forse perché la lingua d'albione non era bastante viatico all'obiettivo di rinsaldare i legami tra tipo e tipa, uno dei due, non ricordo quale, lui o lei (o forse semplicemente s'erano stufati di quell'inutile ripasso), uno dei due propose come alternativa di scollarsi dalle sedie, scendere al piano terra, uscire innanzi all'ingresso e, senza troppo badare a freddo e pioggia (pioveva, quel giorno? non lo ricordo bene; di sicuro c'era freddo, tanto), star lì un po' a chiacchierare. E fumarsi una sigaretta.
Fumare.
Una.
Sigaretta.
Dei giovani. Dei ragazzi. Delle scuole superiori. Forse nemmeno maggiorenni. Fumare. Inalare nicotina e catrame.
Ah, lo scandalo! Ah, chissà che scandalo, che indignazione, che cupo scuoter di teste tra i benpensanti e i bendisposti, i salutisti e i perbenisti, i neopuritani e i veterodisciplinatori, solleciti e sollecitatori, i progressisti col cuore in lacrime pei giovani che si rovinano e i conservatori ansiosi di raddrizzar schiene a suon di disciplina. I giovani che fumano, i giovani spinti dal branco, i giovani schiavi delle mode, senza più personalità, che esprimono disagio, che non hanno più valori, che non hanno rispetto per sé stessi né per gli altri, i giovani sbandati e senza direzione, incoscenti, imbelli, imbecilli.
Che fumano.
Che fumano… questa la cosa più importante. Tutto deriva da e converge là, nella presenza o assenza tra le labbra del rotolo di nicotina.
È davvero questa la cosa più importante? La domanda non è posta a loro, ma a chi ne fa scandalo.
Sì, forse è troppo difficile chiedersi invece cosa pensano, sperano, vogliono, odiano, amano, vedono, credono i volti dietro gli sbuffi del fumo, per chi non sa guardare oltre quest'ultimi.
Oltre. Oltre la sigaretta, i giovani che si rovinano e non hanno più rispetto. Cosa vivono? Come vivono? Stanno bene? Stanno male? Qual è sapore del loro tempo? Conoscono l'odio in famiglia? O l'indifferenza? L'affetto? L'ostilità? La violenza? La comprensione? E a scuola? E poi più in là, oltre le mura di questi due luoghi? In quali sogni scorrono, nuotano, navigano? O non hanno sogno alcuno? Risicati e banali desideri di rapporti con l'altro (o il proprio) sesso, o aspirazioni e brame immani e cosmiche pronte per essere schiantate dal maglio del tempo adulto che verrà, o progetti pianificati e già ben calcolati per farsi strada, la strada scuola-lavoro-famiglia-carriera-pensione, per dare il proprio sano e valido contributo al benessere sociale? O un trascinarsi semplice in grigia indifferenza per l'avvenire pensando solo: al compito del giorno dopo, alla discoteca del fine settimana, al baretto di quello prossimo, alla videogiocata al pomeriggio in compagnia, alla lettura lunga e solitaria di libri fantasy o d'ardua filosofia, al porno da scaricare, al giro in moto con la tipa (o il tipo), a contatti segreti ed importanti nei meandri della rete? Quali colori e quanti riescono ad estrarre dalla musica che si riversa nelle orecchie dai lettori, dai computer, dagli stereo, dai bar? Quali e quanti suoni ritrovano nello spiegarsi del cielo notturno, nel grigio denso delle nubi, nel cadere lento della neve, nel Sole delle Estati che verranno? Quali strategie complesse e faticose e dolorose o eccitanti per sopravvivere nel campo di battaglia dei rapporti umani a scuola in classe in corridoio nei cessi, tra stupidi dispetti, crudeltà gratuite brucianti, alleanze solidarietà saldissime tra compagni, scoperte inusitate, complicità e disprezzo, e la sorveglianza assentemente rigida di professori che, di quel che accade, quasi peggio che i genitori, di solito quasi nulla sanno o capiscono o possono capire?
Quali cosmiche catastrofi e impossibili rinascite negli anni prima e dopo della maggiore età, quelli vicini quelli lontani?
E tutto questo è da triturare, schiacciare e comprimere e ridurre in quelle sigarette, e sulla base di queste tranciar giudizî o dar per scontato che tutto il Mondo di cui sopra non vi sia?

Mi tornò in mente uno scenario di molti anni fa.
C'era il Sole, forse era già Primavera, attendevo che l'autobus partisse, e in attesa come me c'erano un ragazzo e una donna. Il ragazzo era palesemente minorenne. Giubbetto nero e faccia tonta e tonda, non sembrava troppo sveglio. Aveva con sé lo strumento del peccato, una sigaretta. Ma non di che attivar la combustione. E però voleva accendersela, la sigaretta. E allora chiese alla donna, se potesse favorirlo. E lei, con far processuale, gli chiese se fosse minorenne, lui. E avuta la conferma, lapidaria e giustiziera, e beatamente acida per l'occasione di far d'autorità esercizio, gli decretò: "E allora non te l'accendo".
Io non fumo. Non giro con accendini. Li uso in casa, per il gas, per i fornelli, per cucinare. M'è dispiaciuto non avere un'accendino, in quell'occasione. Gliel'avrei accesa io, la sigaretta, al ragazzo. La faccia della donna sarebbe stata uno spettacolo appagante. Magari m'avrebbe addirittura regalato una predica morale, e inviperita.

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One Response to vietato fumare

  1. Tamakatsura says:

    Quante storie per una sizza… 😛

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