Alle vittime non ci pensa nessuno

Premessa 0
 Questa premessa numero zero l'ho aggiunta quando ormai avevo quasi terminato di scrivere il post.
L'ho aggiunta dopo aver letto la seguente notizia:
 

Un genitore non puo' accedere alla documentazione sanitaria della figlia minorenne che si rivolga, a sua insaputa, ad un consultorio per farsi prescrivere farmaci contraccettivi. In questo ambito alla minore va, infatti, riconosciuta una sfera di riservatezza tale da garantire effettivamente la sua liberta' di autodeterminazione.

Sull'aborto o la contraccezione si può pensarla come si vuole (io una mia idea ce l'ho), ma resta il fatto (da tenere ben chiaro) che la legge italiana riconosce al minore, in scelte non da poco come gestire o evitare eventuali gravidanze, libertà e autonomia rispetto al genitore.

E ora ecco il post vero e proprio.

Premessa 1
Quest'Estate, Estate 2010, c'è stato un breve periodo, circa due mesi, un mese e mezzo, in cui balzarono in primo piano sui media casi di uomini che uccidevano donne. Specie all'interno o al termine di relazioni sentimentali. Ricorreva frequente inevitabile il termine stalking.
Fu un piccolo allarme sociale di breve durata, singoli episodi che di solito vengono riportati in forma sparsa, ora venivano assemblati a formare un discorso unitario.
Discorso che da una parte fu ovviamente cavalcato dall'opposizione politica, soprattutto nelle sue incarnazioni mediatiche (La Repubblica in primis). Dall'altra fu un'occasione generale per dibattiti, commenti e slogan anche parecchio disordinati, spesso terribilmente semplificanti, su maschilismi, femminismi, violenza, giustizia, rapporti sociali e quant'altro di più o meno affine.
E in mezzo frasi classiche: i colpevoli non vengono mai puniti o alle vittime non ci pensa nessuno.
Ce ne sarebbe da dire.
Ma nel marasma dialettico emergeva, tra gli altri, un nucleo concettuale: l'amore, quando supera quel punto in cui si fa impulso cieco di possesso, portato avanti con la violenza, non è mai accettabile.
Si può discutere se l'idea andasse o meno applicate alle notizie di cui sopra, o sui modi in cui contrastare tale problema, però, almeno in astratto, come non condividere? Anzi, chi mai sosterrebbe il contrario?

Premessa 2
Purtroppo non riesco più a trovarlo.
C'era un articolo sul sito del Corriere della sera.
Anzi, no, era il commento di un'articolista. In occasione dell'ennesima notizia a fondo islamico, che il Corriere tipicamente tanto pompa per contrapporre l'Islam cattivo all'Occidente libero & democratico.
 Eventuale pretestuosa contrapposizione a parte, uno dei succhi del pezzo era questo: qui (nel cosiddetto Occidente) le donne, cioè le mogli e le figlie, non son proprietà dei maschi, dei mariti e dei genitori.
Già questo è notevole: una volta, parlando di libertà e autonomia, non viene preso in considerazione unicamente l'asse del genere (maschio-femmina), ma anche quello delle generazioni (genitori-figli). In sostanza viene detto: sono finiti i tempi dei padri-padroni (e io aggiungerei: auspicabilmente anche quelli delle madri-padrone; ma viviamo in tempi in cui la "maternità", anche biologica, viene fin troppo cantata).
Come sopra: c'è da chiedersi se il concetto sia davvero applicabile, cioè se i tempi dei padri-padroni da noi siano davvero finiti, o quanto e soprattutto come sia applicabile il ragionamento fuori del cosiddetto Occidente. Ma, sempre come sopra: presa in astratto l'idea è più che condivisibile.

"Il dovere di un padre"
Orbene, qualche giorno fa succede che in Germania un bravo genitore viene a sapere (tramite una coraggiosissima telefonata anonima) che la figlia, giovane donna di diciassette anni, ha una relazione. Col particolare che il partner della figlia ha qualche anno più di lei, circa una quarantina.
Il genitore passa quindi all'azione, per compiere ciò che in seguito definirà il suo "dovere di padre". Con l'aiuto di due compagni di lavoro, due complici, imprigiona l'attempato fidanzato della figlia, gli taglia le palle e se le porta via, lasciandolo sanguinante a morte. Il malcapitato si salverà, ma pare dovrà rassegnarsi alla perdita della cosiddetta virilità. Nel frattempo il padre viene arrestato e associato alle carceri, in attesa di processo per tentato omicidio.
Il fatto non ha quasi suscitato eco alcuna, è finito tra i trafiletti dei quotidiani, rilanciato torpidamente tra alcuni blog, e a breve uscirà dall'orizzonte degli eventi quotidiani, se già non ne è uscito. Lo spazio che ha avuto è stato quello della notizia a metà tra il buffo, il truculento e lo strano-ma-vero, il classico "uomo morde cane" giornalistico.
E dire che, vista con distacco, si tratta di una tragedia: una famiglia probabilmente distrutta, o forse due, un uomo torturato e quasi ammazzato, un padre che finirà per diversi decenni dietro le sbarre, e la ragazza… ma su questo dico più sotto. In ogni caso, tre vite rovinate, che difficilmente riusciranno a rimettersi in piedi, o forse non ce la faranno mai.
Ma evidentemente la notizia merita poca attenzione rispetto ad altre, a parità di gravità. Quasi sicuramente perché non è incastrabile in qualche più grande narrativa precostituita.
Però in rete se n'è parlato, non tantissimo, ma almeno nei commenti ai blog che hanno riportato il fatto.
E i commenti che ho letto sono solo di due tipi.
Mi fermo un attimo per precisare, per chi non lo sapesse: secondo la legge tedesca, a diciassette anni una ragazza (e anche un ragazzo) ha il diritto di scegliersi, per le sue relazioni, i o le partner che preferisce, a prescindere dall'opinione dei genitori; lo stesso per la legge italiana; anzi, è praticamente così su tutto il suolo europeo. Poi, ovviamente, certi leggi possono non piacere, possono essere discusse. Ma dopotutto, come scritto sopra, l'"Occidente" non è quella cultura in cui padri e mariti non sono i proprietari di mogli e figlie?
 Dicevo dei commenti per la rete alla notizia. Sono di due tipi, tutti molto molto stringati. I primi riferiti al padre castratore, i secondi all'uomo castrato. I primi sono del tipo "Lo comprendo", "Ha fatto bene", "Farei lo stesso"; i secondi sono del tipo: "Uno in meno", "Sistemato come merita", "Se l'è cercata", "Meglio morto". E così via.

Dalla parte delle vittime
Nessuno, però, e dico proprio nessuno, spende una sola parola per la ragazza.
E allora provo a farlo io, al posto di tutti quelli che, commentando la notizia, l'hanno singolarmente ignorata.
E mi faccio un po' di domande.
Come starà ora? Come ha affrontato la notizia? Che ne pensa? Che sentimenti ha nei confronti del padre? Condivide il suo arresto? Quale effetto avrà sulla sua vita il sanguinoso esito della vicenda? Se il padre era l'unico a sostenere economicamente la famiglia, come vivrà d'ora in poi la figlia? Esiste una madre? Finirà da parenti? O in un istituto?
Come viveva la relazione che ha scatenato il tutto? L'aveva cercata lei? Era una via di fuga occasionale contro chissà quali fantasmi, chissà quale disagio? O voleva bene a quell'uomo? Viveva la relazione con disagio, con difficoltà, si sentiva intrappolata? O era qualcosa di importante nella sua vita, che le dava sostegno, che colorava di senso la sua vita?
E che rapporti aveva col padre? Fiducia? Dialogo? Conflitto? Indifferenza? O che altro?
Stava bene o male, prima che tutto ciò avvenisse? E adesso, sta male o sta bene?
Tutte cose di cui non si può saper nulla.
Il genitore ha detto di aver preso il coltello in mano per assolvere al suo "dovere di padre". Un dovere astratto, l'adesione a un ruolo interiorizzato, la risposta ad attese collettive. Se davvero sono state queste le sue uniche parole,  c'è da dubitare che abbia agito considerando sensatamente il benessere della figlia. Anche perché magari prima che tutto accadesse la figlia non stava bene (e non è detto), ma quasi sicuramente non starà bene ora.
La ragazza, probabilmente sparita come persona dalla mappa mentale di un padre che ha visto soprattutto violato il suo onore di genitore, non ha alcun spazio nemmeno nei commenti in rete alla notizia. E nemmeno nella notizia stessa.
Non viene detto nulla di lei. Non le viene concesso un volto, un nome, una storia. Sono i codici giornalistici a "protezione" dei minori, dei burqa informativi che non scandalizzano nessuno: e così la ragazza della notizia svanisce come persona, è privata di qualunque individualità, è ridotta unicamente a una categoria e una cifra, a un genere sessuale e un'età: una ragazza di diciassette anni. Come se fosse completamente intercambiabile con tutti gli oggetti che condividano gli stessi minimi parametri.

Indubbiamente la ragazza è, anche lei, una vittima di tutta questa storia.
Ma, curiosamente, sembra che né al padre, né ai giornalisti e sicuramente non ai feroci commentatori della rete, agli entusiasti del coltello, interessi granché delle opinioni o del benessere della ragazza.
Già, è proprio vero: delle vittime non gliene importa niente a nessuno.

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