Difendila!

Mala tempora currunt.
Sì, forse siam messi male se mi ritrovo a difendere Oliviero Toscani (rendiamoci conto) e il suo (secondo me orrido) calendario con le fighe. Qui "fighe" non sta per "belle donne e formose", indica proprio l'organo genitale femminile della specie Homo sapiens sapiens.
Un'immagine vale più di mille parole e allora, bando a pudori & scandali, ecco qua un'immagine, almeno per capire di cosa si parla:

VeraPelle106
Qualcuno troverà la foto artistica, altri schifosa, altri altro ancora, e ad altri non dirà nulla. Be', è una foto. Le reazioni soggettive sono il minimo.
Ebbene, c'è chi la pensa diversamente o, meglio, c'è chi pensa che quest'immagine abbia un potere oggettivo, anzi, quasi magico. Più che magico, stregonesco: malefico. Pericoloso.
 Ora che l'ho pubblicata qui, anche questo blog, il mio blog, è diventato diretto complice di molti mali: violenza sulle donne, diseducazione nei confronti dei bambini, anoressia, bulimia, eccetera eccetera. Stranamente mancano solo il bullismo, gli incidenti con le minicar e i sassi dal cavalcavia.
Non mi invento niente: chi tira in campo tutto e il contrario di tutto è l'assessora all'educazione di Firenze, Rosa Maria di Giorgi, che parte dalla violenza sessuale e arriva all'anoressia.

Ora, io, se posso dirlo pacatamente, mi sono un po' rotto di come certe parole d'ordine siano diventate, più che un grimaldello che apre ogni porta, un manganello con cui le istituzioni si legittimano proclamandosi salvatrici degli oppressi e difensori dei deboli, per portare avanti campagne che, in casi come questi, sono inutilmente simboliche, di propaganda, e tristemente olezzanti di neopuritanesimo.
La dignità violata, l'oggettificazione, l'umiliazione, la degradazione, il rafforzamento degli stereotipi… parole d'ordine che, visto come ormai son state caricate e ben inchiodate nel discorso comune, hanno ottenuto il potere di disinnescare sul nascere ogni possibile obiezione, per non ascoltarla.
C'è un subdolo ricatto morale: chi osa porre dubbi se davvero qui si stia combattendo la violenza o non piuttosto, costruendo piccole violenze di Stato per far politica di facciata e ideologica, chi osa porre questi dubbi più che ignorato, rischia di vedersi automaticamente assimilato alle schiere dei violentatori, se non peggio.

Prendiamo quest'idea dell'"oggettificazione", concetto così scivoloso, così sfuggente.
Richiederebbe ben più d'un trattato per essere sviscerato come si deve, figuriamoci quindi cosa può combinare infilato nel comunicato del politico di turno.
Eppure, con molta sicurezza e poca (pochissima) considerazione degli individui di cui parla, dice la Di Giorgi sul calendario: "Il concetto di femminilità viene elaborato in maniera subdola. La pubblicità, purtroppo, sta alla base dei modelli che ispirano i nostri giovani e ragazze".
Ora, una considerazione così bassa dei "nostri giovani" (e già il fatto che si usi l'aggettivo "nostri"…), concepiti come macchinette che replicano passivamente la pubblicità della tivvù, privi di volontà propria, cani di Pavlov da catena di montaggio, a me sembra un'oggettificazione non da poco. Sono gli oggetti quelli che reagiscono come macchine, non gli esseri umani. La Di Giorgi ritiene che "i nostri giovani" siano più simili a oggetti che a individui?
E non mi metto a citare tutte le caterve di studii che hanno provato a capire se e quanto e come i media influenzino effettivamente gli spettatori, grandi o piccoli, studii che han concluso ben poco… si sa che discorsi fondati sui fatti concreti, quando c'è di mezzo la politica, son fuori luogo.

Ma andiamo avanti. Altro spunto.
Il calendario di Toscani è composto di foto.
Le foto necessitano di modelli.
Modelle, in questo caso.
Dodici ragazze che hanno accettato di farsi fotografare le pudenda. Bene.
Visto che viviamo (per ora…) in un paese libero (più o meno), in cui una ragazza se lo desidera può farsi fotografare nuda, senza che ciò sia reato (ed è giusto che non lo sia), senza che debba essere costretta a farlo (ed è giusto che non debba esserlo), io mi domando: perché nessuno prende in considerazione l'opinione delle fotografate?
Alla faccia della considerazione per la donna, la sua libertà, le sue opinioni, la sua voce, la sua individualità! Si critica il calendario perché riduce la modella al suo organo sessuale? E allora perché contestatori & contestatrici non provano a dar voce alle donne che vi hanno partecipato? O forse temono che la loro voce non sia allineata con la sempre più montante impostazione neopuritana?
Non sarà che forse, sotto sotto, chi invoca la censura appartiene a quella triste schiera che in ogni donna discinta, anche per sua libera scelta, vede una "puttana", termine usato come se fosse un insulto?
Il calendario di Toscani, forse potrebbe essere un esempio di famigerata "oggettificazione". Ma anche chi lo attacca si difende bene in tal senso.

E ancora.
La Di Giorgi, dopo aver tirato in ballo anoressia, bulimia, schiavitù del corpo e via sclerando, ci informa che: "All’interno dei progetti per le scuole, le Chiavi della città, abbiamo introdotto corsi che cercano di evitare il dilagare di posizioni distorte sulla donna. Dalla scuole materne alle medie lavoriamo per dare una corretta educazione".
Immagini distorte del corpo, anoressia, bulimia… Altra nuova ma già vecchia solfa, altre parole d'ordine usate come randelli.
Mi limito solo a osservare che c'è qualcosa che non torna, di fondo, quando si vuole combattere una cosa come l'anoressia andando a battere e ribattere, e proprio da parte delle istituzioni, l'idea che esistano corpi giusti e corpi sbagliati, idee sul corpo distorte e idee sul corpo corretto.
Se poi si considera che l'anoressia, per chi la pratica, è (comunque la si voglia giudicare eticamente) una modalità per riappropriarsi del proprio corpo contro una percepita invadenza, e una minaccia di controllo, da parte di, solitamente, genitori e istituzioni

In realtà la questione del calendario, delle immagini, della violenza, e così via, sarebbe molto molto semplice.
Ovvero, che in un paese libero è la violenza concreta, quella che produce direttamente delle vittime, e vittime che si riconoscano tali, a dover essere perseguita e sanzionata, e fermata.
Lo Stato deve tener fuori il becco da tutte le questioni in cui si ipotizzano e vagamente solo effetti indiretti. O in cui il "danno" è quello di una mera offesa a categorie di cittadini o, meglio, a rumorose e interessate (e spesso poco rappresentative) associazioni di categorie.

Ma questi sono ragionamenti a cui, ovviamente, è completamente sorda quella politica che vuole a tutti i costi fermare il calendario malefico.
Non c'è da stupirsi.
Dopotutto, anche se i nomi e le persone cambiano, e cambiano i partiti e le bandiere, e i nemici da combattere, sono ancora e sempre gli stessi che, negli anni Sessanta, si sentivano in dovere di difendere i più deboli, gli indifesi, "i nostri figli" dalla minaccia degli omosessuali predatori.
Sono gli stessi che negli anni Trenta si sentivano in dovere di difendere "le nostre figlie" dalla mescolanza razziale, dai bruti dalla pelle scura.
Sono gli stessi che, nell'Ottocento, si sentivano in dovere di difendere "i nostri figli" da mali terribili come la masturbazione e altri desideri nocivi che rischiavano di far degenerare la fibra morale.
Sono gli stessi che, nel Seicento, si sentivano in dovere di difendere "i nostri bambini" dalle streghe che volevano rapirli per sacrificarli al diavolo.

manifesto fascista

manifesto fascista: contro la violenza sulla donna


ll consiglio comunale di Firenze ha votato all'unanimità contro il calendario di Toscani, per ottenerne il blocco. All'unanimità, tutti d'accordo dalla sinistra (Sinistra Ecologia e Libertà, Partito Democratico) alla destra (Futuro e Libertà, Italia dei Valori).
Ecco, sembrerà sciocco e poco razionale, ma quando la politica si unisce personalmente lo considero sempre un pessimo segno.

Ma in fondo, poi, non è neanche che m'importi poi tantissimo del calendario di Toscani, di per sé. Già di più invece i ragionamenti sottesi a questo tentativo di censura, alcuni dei quali ho cercato di illustrare sopra.
Il punto principale, però è: davvero vogliamo un potere pubblico che, a ogni folata di vento emergenziale, e sulla base di considerazioni soggettive, vaghe, parareligiose, abbia la possibilità di bloccare ed eliminare ciò che arriva nelle edicole e in libreria, fregandosene totalmente della libertà e delle opinioni di chi, al prodotto censurato, ha lavorato?

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2 Responses to Difendila!

  1. kassovitz says:

    Nel frattempo il ministro per le pari opportunità Mara Carfagna ha segnalato il calendario all'Istituto di Autodisciplina pubblicitaria, bloccandone di fatto la distribuzione. Ecco, vien naturale dire: "proprio lei". 

  2. Yupa1989 says:

    In effetti di calendari se ne intende. 😉

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