Index librorum venetorum prohibitorum

Dunque, tutta la faccenda di Battisti in esilio, Battisti da far rientrare in Italia, Battisti l'omicida latitante o l'eroe perseguitato, e il Brasile che non capisce l'esigenza italiana di giustizia o il Brasile che resiste all'Italia fascista (a seconda delle versioni), io tutta 'sta faccenda non l'ho punto seguita, se non addocchiando qualche titolo sui siti dei quotidiani.
 Bene. Detto questo, però, la faccenda dei libri degli "amici di Battisti", libri da espellere dalle biblioteche, su questa mi sono interessato già di più.
In fondo è anche semplice.
Nel 2004, quando Battisti (se non sbaglio) si trovava ancora in Francia, viene sottoscritta una petizione a sua favore, ed è firmata anche da diversi scrittori. Nomi di varia portata, tra cui i più noti immagino siano Valerio Evangelisti e Tiziano Scarpa.
Sono scrittori, e gli scrittori scrivono libri, e i libri stanno nelle biblioteche. Tra le biblioteche ce ne sono anche di pubbliche, anzi, lo siano
la maggior parte immagino.
Ora, nel 2011, salta fuori la richiesta, da parte di due individui, tra cui un consigliere comunale di Martellago (VE), tale Paride Costa, di rimuovere i libri dei suddetti scrittori firmatarii dalle biblioteche pubbliche e scolastiche della provincia di Venezia.
L'assessore alla Cultura della Provincia di Venezia con delega alla Biblioteche, Raffaele Speranzon, accoglie l'iniziativa con favore, e annuncia che "come consigliere comunale a Venezia, presenterò una mozione perché Venezia dia l'esempio per prima".

 Ora, preciso che la notizia non è una bufala, né è gonfiata dai media, come invece in molti altri casi avviene.
Chi ha un account Facebook può verificare sulla pagina di Paride Costa, la cui bacheca è accessibile a tutti.
Ma già il Gazzettino, quotidiano del Nord-Est, pubblica la lettera con cui si chiede la rimozione dei libri dalle biblioteche. Disponibile alla lettura di tutti.

Ora, da parte mia: una domanda, e una considerazione.

La domanda.
Ma davvero in Italia consiglieri comunali e assessori che si alzano la mattina e decidono di buttar fuori delle biblioteche il tal libro, qualunque sia il motivo, hanno il potere di farlo?
Immagino che molti si perderanno a discutere sui motivi e i libri e gli scrittori di questo caso specifico, discussione che secondo me va completamente fuori strada.
Oppure, ancora, si scandalizzeranno per la scarsa cultura democratica mostrata da consiglieri e assessori di cui sopra. Qui siamo già più vicini al bersaglio. Ma il punto, ripeto, è chiedersi se consiglieri e assessori abbiano o meno questo potere effettivo; e, nel caso ce l'abbiano, se ci siano mezzi per contrastarlo, e quali.
Il mio sospetto forte è che in realtà qui sia all'opera una tecnica politica usata e abusata da tutti, a tutti i livelli e in tutti gli schieramenti, da Berlusconi a Beppe Grillo con tutto quel che c'è in mezzo.
Ovvero: sparare una proposta che si sa liscerà il pelo i proprio seguaci, e indignerà quelli avversari; ma soprattutto, proposta che si sa essere irrealizzabile.
Intanto si fa un po' di rumore e si ottiene qualche minuto di riflettore sul sempre convulso palco mediatico-politico. E poi, quando l'irrealizzabile proposta verrà cassata, si potrà frignare d'esser vittime del sistema cattivo, della burocrazia, del buonismo, della magistratura, della politica politicante, dell'opposizione, del governo, ecc ecc.
Un ottimo sistema per sgomitare, urlare "Ehi, ci sono anch'io!", ma senza assumersi alcuna responsabilità concreta.
Poi, certo, magari Costa e Speranzon credono davvero di poter bandire libri dalle biblioteche pubbliche a loro piacimento solo perché siedono sulla poltrona di comune e provincia. E allora c'è da intristirsi.
 Oppure, magari, questo potere ce l'hanno effettivamente; non credo sia così, ma se lo fosse ci sarebbe da inquietarsi un po'.

La considerazione.
Visto che ho usato il termine "vittime".
Sempre sul Gazzettino, il primo articolo che riporta la notizia è stato anche aperto ai commenti. Ne ha raccolti più di 170. Ne ho letti un po'.
La maggior parte sono contrarii al bando dei libri in questione, nonché, molti, a quello dei libri in genere. Ok.
Quelli favorevoli, guarda un po', adducono a motivo il "rispetto delle vittime del terrorismo", e tiritere classiche tipo "nessuno pensa alle vittime", "io sto dalla parte delle vittime", ecc.
Anche la lettera che richiede il ritiro dei libri si riempie la bocca con "i familiari delle vittime", dichiarando di voler stare "dalla parte dei buoni", neanche il mondo fosse un romanzo fantasy o il telefilm poliziottesco da prima serata.
Ecco, questa è l'occasione, una delle tante, per ribadire ciò che questo blog spesso e volentieri sottolinea, cioè che chi alza alta la bandiera delle vittime e della loro difesa non sempre ma molte volte, in buona o in mala fede, si sta semplicemente apprestando a produrne delle altre.

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