Il ricatto

Tutta la storia di Ruby, ennesimo e forse (chissà) non ancora ultimo capitolo delle tanto trucide e tanto scandalose vicende di Berlusconi & le donne allegre, testimonia l'incredibile squallore in cui è rovinosamente precipitante la politica (?) italiana, oggi.
Ma attenzione: squallore non tanto perché il
Presidente del Consiglio si sollazzerebbe con le escort o, se si vuol credere alle versioni più benevole e bonarie, perché concederebbe generose regalìe a giovini ragazze, cacciandosi così in situazioni che ambigue è dir poco.
No.
Lo squallore è piuttosto per la terminale agonia di un agone che tutto si può chiamare tranne che politico, dove i destini di un governo e un sempre più precario fronte parlamentare, già di per sé assai poco presentabili, riescono a ricevere colpi duri e mortali unicamente da vicende di mignotte più o meno minorenni, più o meno maggiorate.
Vicende di mafia, corruzione, concussione e quant'altro han cagionato modeste alzate di sopracciglio al confronto dei boati di sdegno popolari, con tanto d'interventi d'alte cattedre ecclesiali e istituzionali, tutti insieme appassionatamente, a deplorare vicende di sesso a pagamento che, assai probabilmente, sortiranno in un buco nell'acqua penale.

Perché così stanno le cose.
Il mestiere più antico del Mondo, ci son paesi che hanno deciso di renderlo completamente illegale, ci sono paesi che l'hanno legalizzato e regolarizzato. A ognuno il suo.
Da parte sua l'Italia cinquantatré anni fa decise di non decidere, rendendo reato unicamente lo sfruttamento della prostituzione, ma non pagare o farsi pagare per far sesso. Il resto della storia e gli effetti di questa molto pilatesca soluzione sono noti a tutti: basta farsi un giro nelle periferie di qualunque città la sera tardi; ma a volte anche ben prima che cali il buio.
Insomma, molto più che in altri casi, tutta l'inchiesta in corso, giudiziaria o giornalistica che sia, sul giro di escort intorno al Berlusca sta producendo fumo in sovrabbondanza, e assai molesto un po' per tutti, ma sotto la cortina disturbante di arrosto non ce n'è granché.
Resta semmai sconsolante che le opposizioni dentro & fuori il parlamento non sprechino occasione per esibire la propria pochezza e l'esaurimento di un qualunque discorso politico, limitandosi, in un surreale ribaltamento identitario tra destra e sinistra, a piangere la fine dei valori o il vilipendio dell'onor patrio. O organizzando manifestazioni in cui bravi padri di famiglia brandiscono cartelli tipo "mia figlia non te la prendi", dando per scontato quindi che i figli siano proprietà dei genitori.

patriarcato

20 gennaio 2011, Roma:
sostenitori del Partito Democratico
manifestano in difesa del patriarcato

Forse l'era di Berlusconi davvero sta morendo, ma quella del berlusconismo è appena cominciata.

L'inconsistenza penale di quest'ultima tranche del serial che ha decretato la definitiva diabolica paradossale (con)fusione tra i due corpi alla deriva di Berlusconi e dell'Italia, è dimostrata dal ricorrere, da parte di chi fa a gara d'indignazione, a un argomento all'apparenza solidissimo, ma in realtà spia di tutta la debolezza di chi è ben conscio che le proprie cartucce per quanto rumore facciano, hanno poca, se non nulla potenza penetrante.
Il ricatto. L'argomento del ricatto.
Noi – dicono – non condanniamo l'atteggiamento disinvolto del Presidente del Consiglio per motivi morali, non siamo bacchettoni, non siamo puritani, non siamo talebani. È una questione – proseguono – di opportunità, di sicurezza. Circondato da ragazze sin troppo avvenenti – concludono – il capo del governo rischierebbe a ogni piè sospinto di finir sotto ricattato, spinto a decisioni politiche che potrebbero persino danneggiare l'Italia (la nostra Patria!), favorire potenze straniere nell'ombra.
Chiaro esempio del ragionamento lo dà, ad esempio, la Stampa:

E se il servizio segreto di una nazione o multinazionale straniera avesse assoldato Ruby per costringere il premier a firmare un accordo economico svantaggioso per l’Italia in cambio del silenzio?

Ebbene.
Torniamo indietro di cinquanta o sessant'anni. Quando non c'erano gli scandali d'oggi. Ce n'erano altri. Non suscitava orrore il politico che andasse a puttane, lo suscitava, ad esempio, quello omosessuale. Ma la sodomia, che molti ritenevano peccato, già di rado e non ovunque era reato, o comunque non veniva perseguita con lo stesso vigore che nei tempi più lontani.
Ebbene, anche allora circolava vivace l'argomento del ricatto. C'era chi diceva: io non condanno l'omosessualità, son di mentalità aperta; ma non possiamo permetterci un politico che se la faccia con gli uomini invece che con le donne; perché sappiamo come molti giudichino la cosa, cioè male, e quindi il politico omosessuale sarebbe sempre a rischio di ricatto, che qualcuno lo sottoponga a pressioni minacciando di rivelare il suo segreto vizio.
Ebbene.
La distanza temporale ci permette ora di riconoscere dove stesse la falla o, meglio, il torto nel ragionamento. Se c'è chi non vuole il politico omosessuale perché la sua sarebbe una posizione precaria nei confronti di un'opinione pubblica ostile, dova sta la colpa: nel politico o in un'opinione pubblica tristemente incapace di distinguere tra pubblico e privato?
Mutatis mutandis, lo stesso vale oggi per la faccenda delle escort.
E per qualunque atteggiamento che fatichi a distinguere tra pubblico e privato.
E se tra trenta o quaranta o cinquant'anni (se il Mondo esisterà ancora…) lo scandalo italiano non fossero più le escort ma, chessò, il politico che si beve un bicchierino di vino a cena, o che mangia carne di maiale?

In fondo è facile, e anche giusto, prendersela se il politico approfitta della sua posizione, sfruttando il pubblico per ottenere vantaggi nel privato.
Ma se si chiede che il politico non faccia del pubblico un proprio privato, allora bisogna esser pronti a fare anche il contrario, cioè a concedere che il privato del politico non diventi terreno di giudizio pubblico.

Un'ultima cosa.
Le donne implicate nei presunti giri sconci di Arcore son state cacciate dal palazzo dove abitavano. Coinquilini che evidentemente certe cose le scoprono, o dan mostra di scoprirle solo quando se ne parla in tv (una versione ingigantita del "diomio, chissà cosa dirà di noi la gente?!"), si son lamentati presso il padrone dello stabile: la presenza delle tipe danneggiava il decore del palazzo.
Non dubito che le ragazze, a differenza di tanti altri sfrattati, avranno sufficienti agganci e risorse per evitare di finire -questa volta letteralmente- sul marciapiede.
È però curioso che in tutta una faccenda in cui si levano altissime le strida di chi vuole "difendere la dignità delle donne" contro la maschile predatorietà del Presidente del Consiglio, tra le prime concrete vittime, scacciate come appestate, ci siano proprio queste ragazze. Quelle che in teoria andrebbero "salvate".
Vale sempre ribadirlo: il confine tra chi si bea a proclamare di "difendere la donna" e chi, magari con compiaciuto disprezzo e squallido senso di superiorità, le grida addosso "puttana" e "troia", troppe volte è un confine molto, molto, molto sottile.

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