Leggere il Mein Kampf in Europa

Traduzione. L'originale si trova qui.

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Angus Kennedy
La battaglia delle élite contro il Mein Kampf
Perché c'è gente tanto impaurita dal libro di Hitler? È così noioso che l'unica cosa a cui può istigare è russare.

Quando ero bambino, spesso chiedevo di poter leggere quel libro o quell'altro. E mia madre mi rispondeva: è un po' troppo per grandi, tesorino, magari quando sarai più cresciuto. Io ovviamente me li leggevo comunque, ma visto che ero un bambino spesso la mamma aveva ragione prevedendo che poi avrei subìto incubi infantili. Quel che mi lasciava leggere, però, non era preceduto da prefazioni con lunghe lezioni accademiche sui contenuti del libro e su ciò che io avrei dovuto pensare a proposito. Anche da bambino mia madre mi lasciava farmi le mie iee su quel che leggevo.

 L'"Iniziativa per Prevenire l'Odio" (Hate Prevention Initiative), invece, non si fa frenare da questo tipo di rispetto verso la capacità dei lettori – anche adulti – di formarsi le proprie opinioni. L'organizzazione è stata istituita di recente per "creare un'edizione scolastica e annotata [del Mein Kampf] che permetta un accesso infomato al testo e sensibilizzi le giovani generazioni sulle condizioni in cui il Testo dell'Odio è stato pubblicato e distribuito, e al contempo su come le sue teorie son state applicate tra il 1935 e il 1945."

Il Mein Kampf è una lunga invettiva scritta da Adolf Hitler tra il 1923 e il 1924, quando si trovava in prigione dopo il fallito colpo di stato nazista di Monaco. Ogni pagina della nuova edizione sarà contrassegnata da un'avvertenza sui contenuti, e sarà vietato ridurre il testo (nonostante il libro esige prepotente delle riduzioni, visto quant'è noioso) in virtù della "necessità di rispettare il testo integrale originale". Io non riesco a capire perché tale libro meriti una qualunque forma di rispetto.

 L'Iniziativa invoca una regolazione paneuropea sulle pubblicazioni del Mein Kampf, che sarebbe così il primo "testo d'odio" a ricevere questo speciale statuto. In effetti, l'organizzazione mira a stabilire un indice per il XXI secolo dei libri dell'odio che noi, la gente, non dovremmo leggere. O, nel caso siano letti, ciò avvenga nel "modo giusto", sulla base dell'assunto che la distribuzione aperta e libera di tali libri potrebbe istigarci all'odio.

Il Mein Kampf contiene poche sorprese, se si esclude forse quanto sia noioso. Il libro "rivela" che Hitler era un violento nazionalista che odiava il Marxismo e il complotto giudaico mondiale che, a suo dire, ne tirava le fila. I lettori possono apprendere anche che Hitler era a capo dell'altrettanto antisemita e nazionalista Partito Nazista. In altri termini, non contiene nulla che valga lo sforzo di farsi largo tra così tante noiose pagine.

 Nulla dice di più sul libro e su colui che lo scrisse se non il titolo originale, così come Hitler l'aveva scelto: Quattro anni e mezzo (di battaglia) contro le bugie, la stupidità e la vigliaccheria. Nemmeno Benito Mussolini si è mai dato la pena di leggerlo. E scommetterei che nessuno si è mai convertito al nazismo avendolo letto, semplicemente perché non contiene ragionamenti pensati per convincere. Contiene alcune argomentazioni pensate per marginalizzare gli oppositori di Hitler all'interno del Partito Nazista, ma nulla che darebbe la voglia di aderirvi.

Che il Mein Kampf sia un volume così noioso e privo di idee non dovrebbe essere una gran sorpresa, visto che il fascismo non era precisamente un'ideologia propositiva. È molto difficile produrre delle argomentazioni razionali per un progetto integralmente irrazionale votato alla distruzione dell'intera tradizione del pensiero occidentale.

Le contestazioni mosse al Mein Kampf dall'Iniziativa per la Prevenzione dell'Odio sono in effetti vaghe. Si basano sull'affermazione per cui si tratterebbe di "un testo che incentiva l'odio" e "le teorie razziali". Jean-Marc Dreyfus, uno degli esperti consulenti dell'Iniziativa nonché storico dell'olocausto, mi ha detto via mail: "noi pensiamo che il libro non sia innocente."

In Germania un'analoga sopravvalutazione dei presunti poteri sovrumani del Mein Kampf è stata prodotta sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. I diritti d'autore di tutte le edizioni, escluse quella inglese e olandese, sono di prioprietà del Land della Baviera, che ha provato a imporre un divieto sul libro non solo in Germania (dove non lo si può studiare senza che prima il proprio retroterra sia stato passato sotto esame), ma anche all'estero, ottenendo ad esempio che l'editore ceco Kma ne mandasse al macero un'edizione del 2010. È ovviamente notevole che la Germania del dopoguerra non si renda conto della triste ironia storica dei suoi divieti sui libri.

 Il punto di vista per cui esisterebbero cose come "le idee pericolose", che devono essere soppresse perché alcune persone (non certo gli illuminati, ovviamente) ne sarebbero influenzate è ormai diffusa per gran parte dell'Europa. Leggi contro l'espressione di odio religioso o razziale sono state inasprite da ogni governo del Regno Unito sin dai tempi della Tatcher. Nick Cohen, scrivendo per il UK Observer nell'immediato sèguito della recente strage in Norvegia, ha definito la Gran Bretagna "la capitale europea delle idee estremiste", invitando i media sia di sinistra che di destra a liberarsi senza troppi pensieri delle "idee pericolose" che favoriscono i "pregiudizi di chi le sostiene". Ma considerare la gente come una massa priva di cervello è una di quelle idee pericolose che si trovano nel Mein Kampf, un'idea che sembra risuonare nel desiderio odierno di eliminare il libro.

 L'Iniziativa per Prevenire l'Odio non invoca un divieto. Vuole invece invitare la gente a non essere il tipo sbagliato di persone. Così si favorisce un clima di paura a proposito dell'estremismo e si trasforma un libro mortalmente noioso in qualcosa da cui essere terrorizzati. Si tratta di un atteggiamento che tradisce anche una più ampia paura delle presunte inclinazioni delle masse verso il razzismo e il fascismo, a meno che non ne siano guardate dai loro superiori di Bruxelles o Strasburgo. Un sentimento elitario che è ben più preoccupante della prospettiva che il Mein Kampf finisca nelle mani di qualcuno che lo legga nella "maniera sbagliata".

 Si tratta a tutti gli effetti di una questione di libertà d'espressione, qualcosa che non va semplicemente concessa a chi le idee le esprime ma, cosa più importante, a chi le ascolta. Indipendentemente da quanto siano odiosi i punti di vista espressi, dobbiamo pretendere il diritto di farci le nostre idee senza che i nostri giudizî siano dati in appalto a chi è più bravo e più giusto.

 Se davvero bisogna adottare delle misure in vista della scadenza dei diritti d'autore sul Mein Kampf, la cosa migliore sarebbe ricorrere alla pubblicazione di ricerche sul modo in cui fu creato e recepito, in modo da porlo nel suo proprio contesto storico. Ad esempio è ironico che, con la Germania tutt'altro che alla completa mercé delle sue idee, Hitler non abbia ottenuto la maggioranza dei voti in alcuna elezione e che la sua popolarità abbia subìto un serio rovescio sin da quando ottenne il potere nel 1933. Fu la debolezza dell'elité tedesca, non l'eloquenza degli scritti di Hitler, che portò alla dittatura.

Ma in realtà non c'è gran necessità di rispondere al Mein Kampf. Sarebbe molto meglio ignorarlo e concentrarsi piuttosto a contrastare i ragionamenti contemporanei che ancora vedono la gente comune come una massa plasmabile e facilmente sviabile piuttosto che come individui umani, ognuno con la capacità di giudicare e farsi le proprie idee.

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