The Lady Gaga school of gender delusion

Traduzione. L'originale si trova qui.
(confesso di trovare interessante il pezzo, ma di non aver capito bene il senso del titolo…)

***

La scuola di Lady Gaga sulle illusioni di genere
Il nuovo libro di Cordelia Fine colpisce al cuore l'idea corrente che uomini e donne si comportino in modi diversi perché "siamo nati così".
di Derbyshire e Powell

Nei primi anni Settanta, femministe e psicologi insieme sostenevano che uomini e donne fossero più simili che diversi e che eventuali differenze fossero soprattutto frutto di pressioni sociali. Nel 1972, ad esempio Ann Oakley, in Sex, Gender and Society operò per prima la distinzione tra "sesso" e "genere". "Sesso", spiegava Oakley, è un termine biologico mentre "genere" è un termine culturale e psicologico. Oakley concludeva che il sesso ha una scarsa influenza sul genere; ci si identifica come uomo o come donna per effetto dell'apprendimento culturale e non per predisposizioni biologiche.

 Oggi femministe e psicologici tendono più facilmente ad affermare che uomini e donne hanno caratteristiche differenti, nate da profili psicologici e cervelli diversi. Le femministe solitamente presentano le donne come illuminate, più sagge, più dolci, più compassionevoli e in armonia colla natura, e meno distruttive e aggressive rispetto al corrotto maschio medio. Gli psicologi solitamente si concentrano su questioni più concrete come l'apparente incapacità delle donne di leggere le mappe e l'incapacità degli uomini di gestire diverse attività al contempo, e su dettagli di tipo tecnico come l'apparente fatto che le donne abbiamo cervelli dotati di maggiori connessioni, mentre quegli maschili siano più specializzati.
Queste differenze sono a usate a loro volta per spiegare come mai gli uomini comincino le guerre e le donne gestiscano gli asili, come mai le donne preferiscano le scarpe e gli uomini le armi, come mai gli uomini siano ingegneri e le donne insegnanti.

 È notevole che questo passaggio, dal tentativo di spiegare come uomini e donne siano uguali all'accettazione della loro differenza, sia avvenuto in un periodo in cui la distanza in termini di istruzione, lavoro e stipendi si è ridotta. Nell'Unione Europea, l'80% delle donne terminano l'istruzione secondaria superiore, a confronto con il 75% degli uomini, e negli Stati Uniti le donne hanno le stesse probabilità degli uomini di frequentare l'università e ottenere una laurea. In Gran Bretagna, il tasso d'occupazione femminile (70%) è vicino a quello maschile (79%) e negli Stati Uniti i tassi d'occupazione tra uomini e donne sono pressoché uguali. Nel Regno Unito, le donne guadagnano il 90% dello stipendio maschile, un progresso rispetto all'82% del 1997, e negli Stati Uniti, il 77%, maggiore rispetto al 72% del 1990.

 Anche in matematica, campo in cui gli uomini hanno avuto tipicamente risultati migliori rispetto alle donne, la differenza di genere si è considerevolmente ridotta. Negli Stati Uniti, la distanza tra ragazzi e ragazze è notevolmente diminuita sin dal 1973, quando si è cominciato a misurarla; nel 1994 non c'erano differenze apprezzabili nei risultati in matematica di ragazzi e ragazzi sia a nove anni d'età che a tredici. All'età di diciassette resta un divario a favore dei maschi sia in matematica che nelle materie scientifiche, ma anch'esso in deciso ridimensionamento sin dal 1973.

 Dato che misurazioni oggettive mostrano che le differenze di genere stanno diminuendo, è sorprendente un tale aumento di libri e ricerche che parlano di differenze strutturali nei cervelli di maschi e femmine e che tanta gente vi faccia ricorso per spiegare come mai uomini e donne vivano vite diverse. L'esempio più celebre, in Inghilterra, è quello di Simon Baron-Cohen che dal suo studio sull'autismo (disturbo prevalentemente maschile) ha estrapolato la conclusione più generale che il cervello femminile sia strutturato soprattutto per l'empatia, mentre quello maschile per la comprensione e la costruzione di sistemi.

  Delusions of Gender, di Cordelia Fine, demolisce in maniera brillante queste semplicistiche e fondamentalmente errate conclusioni sui cervelli maschile e femminile. Lo fa in due modi diversi. Innanzi tutto, sottolinea che differenze tra maschi e femmine che si presumono fisse in realtà sono piuttosto fluide. Ad esempio basta già chiedere agli uomini di prendere in considerazione i valori sociali e i benefici dell'empatia per renderli più empatici. E quando vengono pagati per individuare e riconoscere correttamente stati emotivi, gli uomini ottengono risultati positivi quanto le donne. Allo stesso modo quando si dice loro che le donne sono più capaci in cómpiti che richiedono la spazialità, i risultati femminili eguagliano quelli maschili. A quanto pare le differenze tra maschi e femmine nei varî cómpiti possono essere molto facilmente superate cambiando la motivazione per ottenere risultati positivi o modificando il contesto del cómpito. Tutto questo non sembra qualcosa di fissato, o fisicamente inscritto nel cervello.

 Secondo punto. Fine fa notare la grave debolezza della scienza alla base delle presunte differenze di genere. Ad esempio c'è un'ampia letteratura che descrive il possibile influsso del testosterone fetale su numerosi comportamenti. Bambini maschi sono esposti a un maggior livello di testosterone intorno alle sei settimane dello sviluppo del feto. Il flusso di testosterone, in effetti, cambia lo sviluppo del feto da femmina a maschio; senza testosterone si otterrebbe una bambina, e non un bambino. Certi ricercatori hanno suggerito che questo flusso di testosterone abbia effetto sullo sviluppo cerebrale e porti quindi a differenze di comportamento tra ragazzi e ragazze. Ma soprattutto, noi tutti (sia maschi che femmine) siamo esposti a differenti quantità di testosterone, dovute a una varietà di fattori, come ad esempio condividere l'utero con un gemello del sesso opposto o avere più fratelli maggiori, e così via. Certi ricercatori suggeriscono, in maniera piuttosto sommaria, che  una maggiore esposizione di testosterone nell'utero porta a un comportamento più mascolino, sia nei maschi che nelle femmine.

È una bella idea, ma Fine riassume: "L'accuratezza nei test sulla rotazione di oggetti nello spazio all'età di sette anni è correlata col testosterone amniotico? No. Le capacità di un quattrenne di riprodurre una costruzione coi blocchi, di capire problemi e concetti numerici, di contare e selezionare aumenta con maggiori livelli di testosterone amniotico? No. Nelle ragazze diminuisce, e nei ragazzi non c'è rapporto alcuno. E nella soluzione di rompicapo? No. Nelle capacità di classificare (ad esempio: trova l'oggetto più piccolo)? No. Nei test di abilità spaziale? No."

Quindi, prove che il testosterone indirizzi i comportamenti in senso mascolino sono, se proprio, limitate.

Fine quindi passa quindi alla scansione cerebrale. Potenti scanner, che possono rilevare variazioni nell'attività neurale con modalità ragionevolmente non invasive sono ormai molto comuni nei dipartimenti di psicologia di tutto il Mondo. È difficile immaginare un qualche comportamento o forma di pensiero che non sia stata scansita in qualcuno, da qualche parte, producendo quelle macchie di colore cerebrale, un'immagine ormai familiare. Ma queste immagini dimostrano una differenza di genere? Non proprio.

 Un ipotetico influsso del testosterone fetale è quello di rendere l'emisfero destro dominante, per questo si è ipotizzato che gli uomini tendano a usare unicamente il loro emisfero destro per il linguaggio, laddove le donne li usano entrambi. Collegate a ciò sono altre asserzioni sulla struttura del cervello femminile, ad esempio sulla maggior connettività tra i suoi due emisferi, e tutta una serie di speculazioni sulla maggior flessibilità nei comportamenti e un uso superiore del linguaggio nelle donne rispetto agli uomini. Il prezzo, per le donne, è meno spazio a disposizione per l'elaborazione spaziale e, quindi, meno capacità in tal senso. Ma le scansioni cerebrali non supportano nessuna di queste idee. Un'analisi di tutti gli studi tramite scansione cerebrale sul linguaggio, basati sui dati di più di duemila individui, non ha trovato alcuna prova di eventuali differenze nell'attivazione degli emisferi tra i due generi. Allo stesso modo, analisi che hanno esaminato differenze nella connettività dei due emisferi, non hanno trovato prove di un'influsso dovuto al genere.

 Fine sottolinea anche un problema che è probabilmente più importante. Il cervello è un organo complesso che comprendiamo a malapena anche solo nei dettagli più elementari. Non solo, la scansione cerebrale è una tecnologia nella sua infanzia e i dati generati dalle scansioni sono inoltre molto complessi. Un tipico studio delle scansioni cerebrali genera griglie con migliaia di migliaia di numeri estesi nel tempo e relativi a numerosi individui. Analisi di questo tipo di insiemi di dati sono difficoltose, noiose e complesse, e spesso richiedono diversi anni d'esperienza e contengono sorprendenti elementi di soggettività, e dibattiti su quali siano le procedure corrette o sbagliate. È quindi comprensibile che le scansioni cerebrali producano risultati contrastanti e che gli studiosi del cervello giungano a conclusioni contraddittorie. Fine nota che tutto ciò può portare a teorie sulle funzioni del cervello che non hanno nulla a che vedere con le raccolte di dati sull'attivazione cerebrale:

"Con questi dati contraddittorî, gli studiosi possono giungere sia all'ipotesi che gli uomini son più capaci nei test sulla rotazione degli oggetti perché usano un solo emisfero, sia all'ipotesi del tutto opposta che sia merito dell'uso di entrambi gli emisferi. Il contesto teorico è così flessibile che gli studiosi possono persino presentare queste ipotesi opposte, senza alcun imbarazzo, nello stesso identico articolo."

 È una strana scienza quella in cui dati del tutto opposti supportano la stessa interpretazione. La conclusione di Fine è pungente. Suggerisce che i neuroscienziati stiano solamente proiettando dei presupposti culturali riguardanti i sessi su quella grande incognita che è il cervello. Fine liquida questo processo come "neurosessismo", parte di una più ampia disciplina chiamata "neurononsenso". Difficile poter replicare.

 Fine asserisce che se esistono delle differenze nei comportamenti e nel pensiero tra i generi, queste sono conseguenze della socializzazione e non differenze biologiche intrinseche. Nella parte finale del suo libro spiega come i genitori formino il genere dei loro figli prima ancora che questi nascano. Feti maschili, ad esempio, sono descritti come maggiormente attivi anche se esami oggettivi non dimostrano differenze nei tipi di comportamento tra feti maschî e femmine. Dopo la nascita, i genitori continuano ad attribuire capacità specifiche rispetto ai generi. Le madri parlano di più alle neonate femmine riservando maggior attenzione alle loro espressioni emozionali. E ritengono che i maschî siano più bravi a gattonare e si diano più facilmente ad attività pericolose, anche se non ci sono prove che siano meno sensibili al linguaggio, meno emotivi, migliori gattonatori e più imprudenti.

 E questo solo riguardo ai genitori. Se un genitore volesse provare a crescere un bambino in maniera neutrale rispetto al genere, farebbe molta fatica a neutralizzare le informazioni che fan sapere ai bambini quali giocattoli, comportamenti, capacità, tratti caratteriali, attività, passatempi, responsabilità, vestiti, tagli di capelli, oggetti, colori, forme, emozioni e così via siano adatti ai maschî o alle femmine. Fine illustra gli sforzi di Sandra e Daryl Bem che coi loro figli hanno fatto incredibilmente tanto per eliminare minuziosamente tutte le associazioni legate al genere.

 I Bem hanno sistematicamente diviso tutte le attività casalinghe in modo da distribuirle equamente tra loro genitori. Tutti i materiali visivi e di lettura sono stati controllati e selezionati per esser sicuri che i bambini vedessero uomini e donne compiere lavori a prescindere dal genere. Hanno cancellato o modificato tutti i testi e fotografie con stereotipi di genere nei libri di famiglia. Quando leggevano loro dei libri hanno usato pronomi in modo da evitare sottintesi legati al genere sessuale, e hanno ridisegnato le immagini aggiungendo capelli lunghi e la forma del seno a quelle dei camionisti. Quando i Bem facevano riferimento alle differenze di genere, lo facevano unicamente nei termini fondamentali dell'anatomia e delle funzioni riproduttive e non tramite i tipici ruoli e preferenze di genere. Se i bambini chiedevano il genere di qualcuno, i Bem di solito negavano di poterlo sapere perché non potevano vedere il pene o la vagina di quella persona. Gli sforzi dei Bem, nota Fine, vanno ben al di là dei tentativi più tipici di crescere i figli in maniera neutrale rispetto al genere. Il Mondo non è neutrale in tal senso e quindi non c'è da meravigliarsi se noi pensiamo tramite le categorie di genere. Fine suggerisce che è tale socializzazione di uomini e donne che crea gli stereotipi di genere che mantengono le donne in una posizione arretrata.

 Nonostante i progressi riportati all'inizio, resta il fatto che le donne ancora guadagnano meno degli uomini, sono più facilmente impiegate a mezzo servizio, si accollano responsabilità maggiori nella cura della casa e dei figli e sono sottorappresentate nelle posizioni più alte nella gestione aziendale, nelle scienze, e nell'ingegneria. Fine sostiene che tali differenze siano parzialmente causate dall'attivazione automatica degli stereotipi di genere. Ad esempio, basterebbe chiedere di dichiarare il proprio genere agli esami di matematica per ottenere scarsi risultati nelle donne, dato che la domanda attiverebbe lo stereotipo secondo cui le donne non sono brave in matematica. Più pericolosamente, Fine suggerisce che gli uomini ancora conservano atteggiamento sessisti e agiscono deliberatamente per escludere le donne da alcune attività nel mondo degli affari. Ad esempio, Fine sostiene che i dirigenti invitano apposta clienti importanti in locali a luci rosse e club di lap dancing per escludere le donne.

 Questi argomenti sono meno convincenti. In primo luogo, Fine non può affermare che i comportamenti stereotipati siano al contempo facili da superare "cambiando i modi in cui un cómpito è descritto, svelando una particolare identità sociale, o anche semplicemente raccontando frottole" e al contempo affermare che l'attivazione degli stereotipi sta conservando un'ostinata divisione sociale. Fine vuole entrambe le cose, e descrive quindi gli stereotipi di genere come fragili e robusti al contempo. Gli stereotipi sono in effetti fragili e le donne non sono povere seguaci di suggerimenti ambientali, incapaci di resistere alle raffiche di pubblicità sull'acne coi loro messaggi impliciti. Sono individui attivi che possono rigettare gli stereotipi, se lo vogliono.

Indubbiamente anche i maschi portano con sé visioni stereotipate dei generi, però non c'è motivo di condannarli come sessisti e come un ostacolo all'uguaglianza delle donne. Stereotipi sulle donne e le capacità matematiche, ad esempio, riflettono il fatto che la maggior parte dei matematici siano maschî. Se qualcuno ha l'immagine stereotipa del matematico tipico come maschio, ciò riflette quel che è familiare più che una visione sessista secondo cui i matematici dovrebbero essere maschî.

 L'argomento di Fine sui locali a luci rosse è anch'esso problematico, perché affermando che escludono le donne sta appoggiando l'idea che ci sia una differenza essenziale tra i sessi. Fine si permette di presupporre che a causa del loro genere le donne siano offese da certe cose che invece non toccano gli uomini. Non c'è alcuna legge, o alcuna moralità femminile intrinseca, che impedisce a una donna di entrare in un locale equivoco.

 Da una parte noi abbiamo problemi di ingiustizia sociale per cui uomini e donne sono trattati in maniera diversa sulla base del loro genere, solitamente a svantaggio delle donne. Dall'altra, col passare del tempo c'è il problema di donne che scelgono più spesso di lavorare a mezzo servizio, in occupazioni meno retribuite degli uomini a causa di altri fattori più politici, come la mancanza di strutture per l'infanzia o la credenza (comune sia a uomini che donne) che le donne siano destinate a curare loro per prime i figli e che non siano destinate a entrare nei locali equivoci. Fine non considera eventuali differenze tra ingiustizie di genere imposte dall'alto e ingiustizie di genere volontarie e provenienti dal basso. Di conseguenza le sue descrizioni tendono a mostrare le donne come povere vittime di una società a dominio maschile e, ironicamente, ricrea così quelle divisioni di genere tanto care ai neuroscienziati e tanto abilmente smontate in Delusions of Gender.

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3 Responses to The Lady Gaga school of gender delusion

  1. utente anonimo says:

    Mah, più che altro mi sembra scettico su determinate conclusioni ed estremismi. Dalla recensione non pare tutto questo distruttore.

    lamb-O

  2. panapp says:

    Il titolo si riferisca alla canzone di Lady Gaga “Born This Way” in cui lei asserise che sei nato così perché così t’ha fatto Dio, con inoltre velata propensione all’immobilismo e alla mancanza di qualsiasi progettualità per migliorare sé stessi e il proprio mondo.

  3. altrallp says:

    forse la perplessità nasce dal fatto che “delusion” è un false friend e significa illusione e non delusione. Sia Lady Gaga sia Cordelia Fine 😉 considerano le supposte differenze fra i sessi (in ciò che concerne le funzioni cognitive) delle illusioni e non delle realtà.

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