Politici (e politiche) che odiano le donne /1

Poco più di un anno fa scrivevo come il sistema svedese contro la prostituzione (in cui prostituirsi è lecito, e criminale è il cliente), avrebbe trovato facile via anche all’estero.
Sbagliavo però a immaginare che il primo paese a seguire l’esempio fuori dell’area scandinava sarebbe stato il Regno Unito, che poi avrebbe fatto da esempio per il continente.
Vero è che, se a tutt’oggi in Italia non ho ancora sentito alcuna voce in merito, nel Regno Unito già se ne sta discutendo. Tuttavia la prima mossa concreta di un paese europeo “di peso” la sta facendo la Francia.

Questo mese dunque il parlamento francese ha approvato all’unanimità una risoluzione vincolante perché si arrivi a una legge sulla prostituzione di tipo svedese. La legge marcerà lentamente, ma pare vedrà la luce nel corso dell’anno prossimo, 2012.
Una legge in cui l’alternativa tra punire la prostituzione o legalizzarla viene spazzata via con un rovesciamento radicale di prospettiva, per cui ora la persona che si prostituisce è classificata sempre e automaticamente come vittima mentre il fruitore della prostituzione è lo sfruttatore, il criminale.
“D’ora in poi la prostituzione viene considerata dal punto di vista della violenza contro le donne, una cosa che è diventata inaccettabile per chiunque”, così afferma un parlamentare francese del partito di maggioranza. Chi paga per ottenere sesso sta compiendo una forma di violenza, non dissimilmente da uno stupratore: questa la teoria.
Ora, mentre il parlamento votava unanime tra centro destra sinistra, conservatori cattolici e femministe furibonde in armonioso accordo, fuori dall’aula, in strada, c’era chi d’accordo non era, c’era chi protestava.
Chi protestava erano, guarda un po’, le prostitute. Le dirette interessate, fondamentalmente.
Ora, che delle prostitute protestino, con grande coraggio tra l’altro visto il tema capace di far rabbrividire anche i meno pudibondi, che le prostitute protestino contro una legge che, nelle dichiarazioni, le “proteggerà dalla violenza”, dovrebbe far riflettere.

Dicembre 2011: prostitute francesi protestano contro la legge che dovrebbe salvarle

Le possibilità sono due: o le donne che protestano s’ingannano su se stesse, o la legge ha tutt’altro obiettivo che quello di “salvarle”.
Evidentemente chi sostiene la legge la pensa alla prima maniera: queste donne non sanno ciò che vogliono.
Ad esempio così si può leggere sul sito di uno dei movimenti di pressione che stanno portando alla legge francese:
“La libertà rivendicata da alcune prostitute è del tutto illusoria, poiché condizionata dai protettori, dalla droga, dalle violenze […] Pagare per accedere alla sessualità, al corpo, all’intimità di una persona che non ne ricambia il desiderio non ha niente a che fare con l’idea di contratto, che si fonda invece sulla libertà e l’uguaglianza. Nel caso della prostituzione, la libertà è illusoria e l’uguaglianza beffata.”
Una libertà illusoria. La prostituta che scende in strada per protestare e reclamare il diritto di gestire il proprio corpo come meglio crede, e che chiede soprattutto la possibilità di farlo in piena sicurezza, senza le minacce di protettori e poliziotti, si illude d’essere libera. Non è in grado di esprimersi sulla propria libertà. Donne che si illudono sui propri stessi diritti. Che non hanno la possibilità di esprimersi sugli stessi, o la cui opinione non viene tenuta in conto alcuno.
Ecco, per me è questa, questa è l’oggettificazione tanto tirata in ballo quando si parla di questioni femminili. Oggettificazione è ritenere la donna una minus habens che, in determinati àmbiti, non ha il diritto di gestire se stessa. Che va difesa da se stessa. Sposta sotto tutela. Perché si illude, poverina.
Fatico a vedere la differenza tra il discorso secondo cui la prostituta non ha diritto di esercitare la propria libertà perché “si illude”, perché in realtà, anche se non se ne rende conto, contribuisce a una violenza contro se stessa; e il classico discorso dello stupratore secondo cui la sua vittima “si illude” di aver sofferto mentre in realtà “le è piaciuto”. In entrambi i casi l’opinione della diretta interessata vale meno di nulla, l’opinione viene squalificata con questo vile metodo, cioè dichiarandola illusoria, e vale solo l’opinione di chi detiene il potere, che sia il potere della violenza fisica o il potere della politica.
Piuttosto si dica apertamente: non ci piacciono le prostitute, ci fanno schifo le troie, sono delle donne zozze e immorali, non devono avere la libertà di offrire il proprio corpo per denaro, in questo caso la libertà delle donne non va rispettata, per noi il denaro sporca l’unione dei corpi e questo nostro personale punto di vista lo dovranno accettare tutti, a colpi di multe e manette.
Almeno sarebbe più chiaro e meno ipocrita, invece di nascondersi dietro il paravento della “difesa della libertà e dell’autonomia della donna”.

(…continua…)

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2 Responses to Politici (e politiche) che odiano le donne /1

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