alla vigilia del voto

{ quanto segue è il concentrato finale di una serie di riflessioni e confronti che ho avuto ultimamente in altri luoghi della rete, in privato e in pubblico }

Lunedì sera si saprà quanto sarà ampia l’affermazione del Movimento 5 Stelle ispirato (secondo alcuni) o comandato (secondo altri) da Beppe Grillo.
Quello che è ormai indubbio è che un’affermazione ci sarà, e non da poco.

Ora, io non so se poi il grillismo si sgonfierà in pochi mesi vittima dei suoi stessi limiti, o si invece crescerà ancora ed entro qualche anno diventerà maggioritario.
Non so se le elezioni di lunedì segneranno una svolta politica, se non sociale e storica, per l’Italia, o addirittura per l’Europa.
Tutto è possibile.
I limiti del grillismo non sono pochi, sono tantissimi, per come è organizzato e per chi lo gestisce.
Ma sicuramente il grillismo continuerà a crescere se la situazione economica continuerà a deteriorarsi e la politica tradizionale a balbettare.

In un momento del genere, quando, almeno su questo, il voto può fare una differenza, credo si debbano mettere completamente da parte sterili discussioni sui toni: le urla, le battute, i proclami, i delirî; sulle etichette: fascisti, comunisti, casta, grullini, mortizombi, adepti, eccetera eccetera; e soprattutto sulla presunta stupidità dei rispettivi avversarî.
Ha poca utilità blaterare di lavaggi del cervello di massa, che li si individui nella tivù della casta o nella rete del guru.

Se si vuole valutare cosa volere e cosa aspettarsi dal grillismo, le domande fondamentali che secondo me chiunque dovrebbe porsi (chiunque: simpatizzanti o antipatizzanti del M5S) sono semplici, e sono queste:
1) Che tipo di società e di politica desiderano Grillo e il M5S?
2) La desidero anch’io?
3) È realizzabile?
4) Se fosse realizzabile, che prezzo e che rischî comporterebbe?
5) Sono disposto a pagare (e far pagare agli altri) quel prezzo e a correre (e far correre agli altri) quei rischî?

Le mie risposte a queste domande, lo dico senza tema, sono in gran parte negative.
Ma non ho nulla contro chi risponde positivamente. Si può discutere.
L’importante però è che si resti fermi a queste domande e che le si affronti tutte quante, perché è questa la base per discutere, e non la simpatia o l’antipatia per la barba di Grillo o per l’eventuale ingenuità dei suoi seguaci.
Tra l’altro, se posso dirlo, a me a pelle Grillo starebbe pure simpatico.

Nota bene.
Per “tipo di politica” (domanda 1) desiderata non intendo “quella in cui non si ruba”.
Intendo stabilire chi in politica decide cosa e come e con quali poteri e limiti.
La domanda potrebbe essere riformulata così: è auspicabile un’Italia organizzata e gestita come attualmente è organizzato e gestito il M5S? Personalmente in questo caso la mia risposta è fortemente negativa.
In ogni caso la domanda così formulata finisce per ricomprendere anche il problema (a molti tanto caro) dell’onestà e della formazione di cricche clientelari. È lecito chiedersi come performerebbe in tal senso un sistema di massa privo di strutture, di regole precise, e sottoposto ad un unico “garante” formalmente dotato di pieni poteri.

In ogni caso a me non spiacerebbe se, un po’ alla volta, il discorso politico uscisse dall’appiattimento sul candore della fedina penale (o peggio ancora del vissuto personale) dei politici.
Un appiattimento deleterio, che contrabbanda l’idea secondo cui l’essere incensurati è quasi nulla osta per qualunque azione politica.
Un appiattimento figlio di vent’anni di Berlusconi, ma di cui è stata complice, se non diretta fautrice, la sinistra, che ha via via abbracciato posizioni da Legge & Ordine degne della destra, e non certo di quella più moderata.

Le elezioni di lunedì segneranno anche una nuova e decisa tappa nel tramonto di Berlusconi politico.
Vorrei sperare che l’uscita di scena del ridente imprenditore meneghino permetta un decantamento del giustizialismo di cui sopra, giustizialismo ormai pervadente, in diverse forme e modi, quasi l’intero spettro politico.
Temo sia speranza vana.
Ormai s’è radicata nel profondo della cultura l’idea che i trasgressori o che determinati trasgressori siano dei pariah indegni per sempre di tornare a partecipare al consesso civile, e che siano anzi da segnalare e guardare a vista e a vita.
Trasgressore una volta, trasgressore per sempre.
Inutile dire che la posizione del Movimento 5 Stelle in merito sia, almeno da quanto ho potuto vedere finora, pienamente aderente allo spirito dei tempi.

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