Chirurgia estetica: e se il vero conformista fosse chi la avversa?

Piú per curiosità che altro, due giorni fa ho dato una rapidissima occhiata in giro per la rete ad alcune discussioni sulla chirurgia estetica, cercando apposta quelle critiche.
Mi piacerebbe informarmi di più sull’argomento, magari sentendo anche un po’ di pareri di chi vi ha fatto ricorso, sulle motivazioni, su com’è vissuta la cosa prima e dopo.
Già il fatto che (almeno cosí mi pare) si mettano poco in risalto le voci delle persone direttamente interessate, e moltissimo quelle di chi critica dall’esterno, già questo mi suggerisce che qualcosa non torna; come sempre quando è dato poco spazio alle voci di chi è coinvolto/a in prima persona, e molto alla sovrastante chiacchiera di presunti “esperti”.

In attesa di informarmi più a fondo (sempre che lo faccia), intanto getto alcuni appunti sparsi.
Una sorta di critica della critica.

Il ricorso alla chirurgia estetica noto che è assai criticato, anzi, visti certi toni, addirittura detestato. Chi ricorre alla chirurgia estetica sbaglia: è da disprezzare, o una vittima da compatire.
Trattandosi di un innocuo uso privato del proprio corpo c’è da stupirsi di tanto accanimento (o forse no…).

L’argomento che sento andare per la maggiore contro la chirurgia estetica è che sarebbe un sintomo di conformismo: a furia di bisturi diventeremo tutti uguali! Schiavi della moda, schiavi della massa! O schiavi di presunti “modelli imposti dai media”.

Chi ricorre al bisturi lo farebbe quindi per adeguarsi a un modello fisico standardizzato: tradire se stessi e le proprie particolarità fisiche per adeguarsi a dei canoni collettivi, o comunque a dei dettami esterni a se stessi.
Chi ricorre al bisturi non accetterebbe la condizione attuale del proprio corpo perché forzato o comunque spinto dalle esigenze estetiche della massa.
La sua non è una vera scelta!
Personalmente trovo fallace la distinzione tra scelte “vere” e “false”. O meglio, la trovo fallace se fatta verso altri. Quando qualcuno parla di “scelte false” altrui sotto sotto intende “scelte fatte da un’altra persona che io non condivido”. È un tattica retorica per sminuire le scelte altrui che non piacciono in mancanza di altri argomenti. L’unico a poter affermare che una scelta sia “falsa” è il soggetto stesso che l’ha compiuta, se cosí la giudica in retrospettiva.

Ma non è questo il punto.
Il punto è che se si rifiuta la chirurgia estetica perché sintomo di conformismo, allora si dovrebbe fare lo stesso in altri casi; però non viene fatto: in questi altri casi gli interventi chirurgici sono comunemente ben accolti. Questo credo suggerisca che l’argomento del conformismo in realtà nasconde altri motivi per l’avversione. Motivi che ritengo essere l’opposto di quanto dichiarato.
Immaginiamo ad esempio una persona gravemente “sfigurata” in seguito a un incidente. Perché metto “sfigurata” tra virgolette? Ovviamente perché, se un corpo sia sfigurato o meno è una considerazione estetica, considerazione che dipende da un giudizio che, per quanto collettivo e ampiamente condiviso, non è oggettivo. La bellezza è nell’occhio di chi guarda, fosse pure l’occhio del 99% della specie umana.
Perché una persona “sfigurata” dovrebbe operarsi per tornare “normale”, se non sapesse che altrimenti la sua vita sociale potrebbe risultarne assai danneggiata? In realtà so bene che in molti casi si tratta di poter avere un aspetto in cui riconoscersi, cioè sia una questione di sintonia interna. Ma se si giudica a priori che chi ricorre alla chirurgia estetica lo fa in ossequio al giudizio altrui e non a una volontà propria, cosa impedirebbe di applicare questo cinico pregiudizio anche a chi è stato esteticamente menomato da un incidente?
E poi, diciamolo onestamente, gran parte della gente tende istintivamente a evitare chi suo malgrado si ritrova “sfigurato”. Sbaglia a farlo? Be’, in una gran quantità di casi analoghi si ritiene non sia corretto: ad esempio discriminare una persona per il colore della pelle, che è una componente dell’aspetto non è reputata una bella cosa; di sicuro, diversamente dal passato, le leggi non lo permettono.
Se la società discrimina il nero (o il giallo o, perché no?, il bianco), si ritiene sia la società a sbagliare.
Se la società discrimina chi resta sfigurato da un incidente, si ritiene sia la società a sbagliare.
Ma allora, se una persona “sfigurata” da un incidente si sottopone a operazioni, anche difficili e dolorose, per recuperare un aspetto “normale”, per avvicinarsi di nuovo a quello che si giudica sia un corpo “corretto”, si può dire o no che lo faccia per adeguarsi a dei canoni collettivi su come dev’essere il giusto aspetto di un essere umano?
Attenzione, non sto parlando di menomazioni che pregiudichino la funzionalità materiale del corpo, come può essere la perdita di un arto o di uno o piú dei cinque sensi. Mi riferisco unicamente a menomazioni estetiche.
Perché in questo caso non si può parlare di persona vittima del conformismo, preda di una scelta “falsa”, sottomessa ai canoni imposti dalla collettività?

Ma in realtà basta riflettere un po’ per capire che chi condanna la chirurgia estetica non condanna il conformismo, bensí condanna proprio la diversità e la possibilità, che ne sta alla base, di manipolare il proprio corpo a piacimento, di farne un campo di sperimentazione anche estetica, sperimentazione non dettata dalla semplice necessità.
Alla fine, ho notato, gran parte dei discorsi di condanna della chirurgia estetica puntano sulla “mostruosità” del risultato, spesso illustrato da gallerie di volti modificati in sala operatoria con esiti non proprio piacevoli. Ma piacevoli secondo chi? Secondo i canoni collettivi, verrebbe quasi da dire. Canoni collettivi e di normalità che chi si è fatto rimodellare dal bisturi ha rifiutato.
E allora si capisce come mai non vengano criticati gli interventi per chi ha subíto incidenti, e invece si lancino strali verso quelli puramente estetici: perché i primi sono un ritorno ai canoni di normalità, cioè un’accettazione, anche dolorosa, del conformismo; mentre per i secondi si critica la fuga dalla normalità, cioè la fuga dal conformismo.
E allora si capisce che chi avversa la chirurgia estetica in realtà, sotto sotto, forse quello che desidera è proprio il conformismo.

E aggiungiamo un’ultima cosa, e forse il quadro diventerà anche piú chiaro.
La critica alla chirurgia estetica si concentra quasi unicamente, anzi, potrei dire esclusivamente sulle donne.
Sono le donne che si modellano a venir condannate, a venir bollate come narcisiste, insicure, arroganti, o semplicemente povere stupide vittime di forze piú grandi di loro (l’immortale mito della fragilità femminile).
In questi casi gli insulti verso le donne, altrimenti aborriti, sono piú che benvenuti dal consesso sociale.
Donne in parte strumentalizzate, in questa condanna, come simbolo di un generale tradimento del corpo naturale: la donna come incarnazione della Natura da custodire, e al contempo come custode essa stessa della naturalità, donna custode della moralità, custode dell’esistente che va accettato senza interventi inevitabilmente sacrileghi.
Ma soprattutto donne deprivate della possibilità di pieno controllo del proprio corpo, ostaggio di una sorveglianza sociale e collettiva che giudica in anticipo le loro scelte (o meglio, determinate loro scelte) come “false”.
La “vera” donna è quella che lavora e si impegna e si sacrifica, non la civetta frivola che si imbelletta.
Finisce così soprattutto condannata la donna che decida di intervenire direttamente sulla propria materia fisica, anche con operazioni chirurgiche, a puro scopo di piacere personale: è una donna che osa troppo; è una donna traviata; è una donna che non si conforma, una deviante; una donna che non sa stare al proprio posto.

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One Response to Chirurgia estetica: e se il vero conformista fosse chi la avversa?

  1. Paolo1984 says:

    bè chi ha un volto sfigurato (o perde una parte del corpo anche in seguito ad una operazione) e si opera lo fa per tornare il più possibile all’aspetto che aveva prima dell’incidente che ha subito..credo che sia una cosa umana e comprensibile.
    Ma io beninteso non contesto neanche il diritto di una persona adulta di ricorrere alla chirurgia estetica per qualunque ragione voglia

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