Il femminismo non esiste

Il titolo del post è provocatorio. O forse no.

In un forum che frequento, dove si parla di tutt’altro, nella sezione off topic, viene posta la seguente domanda: “c’è qualcun@ [sic!] che si definisce femminista?”
E giù una discussione infinita su cosa significhi esattamente il termine. Su chi o cosa o come possa definirsi “ver@ femminista”. Discussione infinita, involuta, oziosa. Che non porta da nessuna parte.
A un certo punto chi aveva dato il via alla discussione precisa: essere femminista significa essere per la parità tra uomo e donna. Va bene. Ma così è troppo facile: chi sosterrebbe il contrario? A parte poche frange estreme al giorno d’oggi quasi nessuno, almeno nel cosiddetto “Occidente” dichiarerebbe di desiderare la sottomissione della donna all’uomo.
Un’indagine del mese scorso rileva percentuali dell’80-90%, nei paesi “occidentali”, di chi ritiene che l’uguaglianza tra i sessi nel proprio paese sia molto importante: si arriva al picco del 94% in Canadà e l’Italia, col suo 82%, non si difende male.

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Tutto bene sotto il Sole?
Chissà. Il punto è che parlare in senso astratto e generico di parità vuol dire molto poco, forse nulla. Per questo la discussione in merito non porta da nessuna parte. Per questo si può immaginare che chi, con percentuali bulgare, si dichiara a favore dell’uguaglianza sarebbe pronto ad accapigliarsi se si scendesse più sul concreto, se si dovesse decidere come implementare questa benedetta eguaglianza.

Proviamo a disaggregare temi e àmbiti di possibile pertinenza del pensiero/azione femminista:
– Aborto e diritti riproduttivi: dalla riproduzione assistita fino al cosiddetto utero in affitto, e via così: quali limiti? quali diritti? quali divieti?
– Divorzio e diritto di famiglia: esistono privilegi femminili? è necessario un riequilibrio a favore dei padri?
– Rappresentanza politica e sul lavoro: servono le cosiddette quote rosa?
– Rappresentazione della donna nei media: da limitare/regolare? come?.
– Prostituzione: sfruttamento o libera scelta? vietarla, punire i clienti, legalizzarla?
– Violenza contro le donne: è fenomeno grave? come contrastarlo?
Eccetera eccetera eccetera.
Se si discutesse su questi singoli temi, su ciò che è corretto fare in merito, invece che discutere cosa sia “vero femminismo”, cosa sia o meno “maschilismo”, cioè se ci si astenesse dall’etichettare, si otterrebbero risultati molto più proficui.
Se devo dire la mia: su alcuni dei punti di cui sopra ho le idee vaghe, su altri già più chiare. Ma soprattutto: mi rifiuto di vedere le risposte alle stesse come un pacchetto unico da accettare in blocco, ciò che avviene invece nelle religioni dogmatiche.
Perché il femminismo inteso come religione dogmatica, come pacchetto di posizioni di accettare in blocco, è una grave sciagura dei nostri tempi, come tutte le religioni dogmatiche. E non nego che così sia anche grande forza propulsiva, perché, purtroppo, la maggior parte della gente, maschî o femmine che siano (qui davvero non ci sono differenza di genere), cerca, più che un buon argomentare, una lista di articoli di fede in cui credere, che facciano da bandiera e identità collettiva in cui riconoscersi e da cui escludere gli ipotetici nemici da cui sentirsi minacciati e da combattere…

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