Prostituzione: il “modello nordico” varca l’Oceano

Ormai più di quattro anni fa scoprivo l’esistenza del “modello svedese”, quello che in seguito sarebbe diventato più noto come “modello nordico”: un approccio legislativo alla prostituzione che cerca di reprimerla ridefinendo il fenomeno come “violenza contro le donne” e di conseguenza punendo il cliente.

Scrivevo nel 2010:

Il modello svedese ha suscitato una certa attenzione all’estero, e con lentezza si sta estendendo: Norvegia e Islanda, altre due nazioni nordiche, si sono accodate nel 2009. Il Regno Unito potrebbe essere il prossimo a seguire.
Per quanto riguarda l’Italia, personalmente non escludo che entro tre o quattro anni possa venir adottato; specie tenendo conto che l’alternativa opposta, la regolarizzazione e accettazione della prostituzione (com’è in Olanda, Germania o Austria tra gli altri), nel nostro paese attualmente non ha spazio di manovra alcuna, né credo l’otterrà nel breve termine, forse nemmeno nel medio.

Le cose sono andate un po’ diversamente.
In Italia, a tutt’oggi, non mi pare ci sia alcun dibattito di rilievo al proposito. Il tentativo francese di adottare il “modello nordico”, che io sappia, non è andato a buon fine.
Attualmente, in Europa, si sta tentando di introdurre il “modello nordico” in Gran Bretagna e in Irlanda del Nord.
Nel frattempo, è il Canadà ad averlo adottato, giusto questa settimana.

Traduco il pezzo (l’originale si trova qui).

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Ieri [6 novembre] il governo canadese ha finalmente approvato il disegno di legge C-36, una revisione controversa e assai dibattuto delle leggi nazionali sulla prostituzione. Secondo la nuova legge, la prostituzione di per sé non illegale, ma lo è pagare per servizî sessuali o pubblicizzarli. Come nel cosiddetto “modello nordico”, questo si suppone sia un miglioramente rispetto ai precedenti modi di criminalizzazione del sesso consensuale tra adulti.

Solo i più maldestri tra i progressisti tuttavia lo vedono veramente come un miglioramenteo. Statalisti e conservatori lamentano ancora il fatto che vendere servizî sessuali non comporti necessariamente del tempo di prigione. Dico “non necessariamente” perché ci sono ancora molti modi in cui le stesse lavoratrici del sesso possono venire perseguite in base alla nuova legge, che considera un reato “comunicare per la vendita di servizí sessuali”, in rete o in qualunque altro luogo pubblico. Questo è in parte il motivo per cui le lavoratrici del sesso e i loro alleati si oppongono alla nuova legge. Cosa c’è di buono nell’eliminare le pene per la vendita di servizî sessuali se si può ancora venire arrestati per aver pubblicizzato o promosso la prostituzione? E come si può pensare che le lavoratrici del sesso possano guadagnarsi da vivere in sicurezza se i loro clienti devono temere costantemente l’arresto?

La risposta, ovviamente, è che non possono. Il desiderio che muove la legge C-36 è di “eliminare la domanda” per la prostituzione in modo che finalmente venga sradicata. Aggiungi a questo lo stereotipo secondo cui tutte le lavoratrici del sesso sono intrinsecamente delle vittime ed ecco dove si finisce. La nuova legge canadese può significare meno lavoratrici del sesso – in maggioranza donne – perseguite per prostituzione, ma questo a spese dell’idea che le donne siano esseri umani pienamente autonomi capaci di prendere delle decisioni per se stesse. Si accompagna anche al corrispondente aumento nel numero di (per la maggioranza) uomini che verranno perseguiti per aver acquistato dei servizî sessuali, con poca o nessuna possibilità nella riduzione del potere dello stato di polizia.

“Questa è una legge estremamente preoccupante… e ignora flagrantemente le chiare evidenze degli effetti negativi della criminalizzazione del lavoro sessuale”, ha detto la dottoressa Kate Shannon, direttrice dell’Iniziativa per la Salute Sessuale e di Genere e professoressa associata di medicina presso l’Università della Columbia Britannica. “Sappiamo troppo bene dopo due decenni di donne scomparse e uccise in Canada e grazie a un’ampia ricerca da parte della nostra e di altre squadre che criminalizzare qualunque aspetto del lavoro sessuale ha effetti devastanti sulla sicurezza, la salute e i diritti umani delle lavoratrici del sesso.”

Le precedenti leggi del paese sulla prostituzione (che criminalizzavano la vendita di servizî sessuali) erano state abrogate dalla Corte Suprema del Canada nel 2013 precisamente perché violavano i diritti delle lavoratrici del sesso alla “vita, la libertà e alla sicurezza della persona”, garantite dalla Carta Canadese dei Diritti e delle Libertà. Ma i proponenti della nuova legge sembrano poco preoccupati da ciò. “Ovviamente noi non vogliamo rendere la vita sicura a chi si prostituisce”, ha detto il senatore conservatore Donald Plett nelle udienze preliminari per la legge C-36 la scorsa Estate. “Noi vogliamo eliminare la prostituzione. Questo è l’intento della legge”.